“Dio e il cinema. Una vita maledetta tra cielo e terra”. Un memoire dell’attore lucano Donato Placido, scritto con Antonio G. D’Errico

Il libro che ci apprestiamo a recensire ci è giunto direttamente dall’editore, ed è stato scritto, a quattro mani, da Donato Placido e Antonio G. D’Errico, due personaggi noti nel mondo della cultura, del cinema e del teatro. Il titolo dell’opera è “Dio e il cinema. Una vita maledetta tra cielo e terra” (Ferrari editore, Corigliano-Rossano (Cs), 2019, euro 16,50) e consta di 154 pagine distribuite in 44 episodi narrati di getto, quasi come a voler deporre una confessione impellente per scaricare un peso interiore insopportabile. Donato Placido, fratello d’arte del più famoso Michele (il grande attore-regista, protagonista de “La piovra” televisiva e non solo), in questo sodalizio con Antonio G. D’Errico (scrittore, poeta e drammaturgo, autore di successo di romanzi e biografie di cantanti famosi) ripercorre le tappe della sua tormentata vita artistica, oscillante tra alti e bassi, sotto il peso di un cognome importante ed ingombrante che lo costringe preterintenzionalmente ad una continua competizione interfamiliare, per dimostrare di brillare di luce propria e non riflessa. Il corpus narrativo, scorrevole nella lettura, scritto in un registro linguistico di livello medio-alto, con la sua icasticità fotografa perfettamente la condizione tipica della famiglia meridionale di una volta: patriarcale, austera, morigerata, troppo severa ma ricca di valori morali. Nella fattispecie, parliamo di Ascoli Satriano, luogo di nascita di Donato Placido, non molto dissimile da Rionero in Vulture, paese d’origine di Beniamino, padre di Donato e Michele Placido. Sono le stesse storie e le stesse difficoltà esistenziali che accomunano i meridionali, costretti ad emigrare altrove per vedere riconosciuti i propri meriti e le proprie capacità, in obbedienza ad un ancestrale “Nemo propheta in patria” senza fine. Le varie fasi del racconto, corrispondenti ad altrettanti aneddoti, si sostanziano in dei veri flashbacks, come fotogrammi dei films a cui Donato P. ha partecipato, che attraversano i vari strati della memoria narrativa in un continuo oscillare tra presente e passato, in un andirivieni che lascia poco spazio alla fantasia ed ai voli pindarici dei due coautori e, nel contempo, del lettore. E’ un libro che si legge tutto d’un fiato, con un ritmo incalzante, vario e mai monotono, avvincente e ricco di pathos quanto basta. Emblematico il titolo di copertina, che porta direttamente al film “Io Caligola”, 1979, del tanto discusso Tinto Brass (sic!), dove Donato ha interpretato il personaggio di Proculo, l’ufficiale romano, insieme a Malcom McDowell nei panni del bizzarro imperatore, rimasto famoso ai posteri per aver nominato senatore il suo cavallo. Un film erotico in cui i protagonisti dovevano “rimanere completamente nudi, in un clima di abbandono completo a estasi e trasporti non proprio intellettuali, che sarebbe costato ben 40 miliardi di lire”, con un ottimo cachet per Donato, reduce dal successo dello sceneggiato televisivo “Il fauno di marmo” ma ancora a caccia della fama non effimera: l’unica in grado di garantirgli una carriera senza affanni che, forse proprio grazie all’incontro con Tinto Brass, non arriverà nel modo sperato. Il Placido si diffonde nei particolari, ricordando la censura al suo film, frutto di un “retaggio culturale retrogrado e bigotto” perché “in quel film non c’era niente di scandaloso. Era arte. Nient’altro che arte. C’erano nudi d’autore di una bellezza rara, che in America poterono ammirare in tutta la loro ispirazione. In Italia non accadde. Che peccato! (…)”. Una valutazione che, ex post, non ha trovato evidentemente suffragio nella critica e nei fatti, se ciò ha dato corso ad “una vita maledetta tra cielo e terra” e la sua bellissima collega, protagonista di “Così fan tutte”, convertendosi è diventata suora laica, missionaria. La biografia, abilmente scritta da Antonio G. D’Errico (la sua mano è inconfondibile per stile e moduli espressivi) continua a riportare in superficie, vecchi ricordi venati di nostalgia: i numerosi provini cinematografici e teatrali con registi importanti come Luigi Squarzina, Giorgio Strehler: il suo primo, grande maestro di recitazione a Milano, quando insegnava Educazione fisica in una scuola e dava lezioni di nuoto, l’incontro sul set o sul palcoscenico con grandi attori come Peter O’Toole, Adriana Asti, Leopoldo Trieste, Pino Ammendola, et al. “Guadagnavo bene, più del necessario, se ci penso ora. Ero felice con me stesso (…)” dice l’attore ad Antonio, aggiungendo, poi, particolari sul fratello: “Nostro padre non voleva che Michele facesse l’attore. Gli raccomandava di tenersi il posto in Polizia. S’incazzò pesantemente quando seppe che aveva abbandonato la divisa per frequentare l’Accademia (…)”. Le vacche grasse e quelle magre si sono succedute senza soluzione di continuità, nella carriera del Placido: “L’anno Duemiladue segnò una data molto importante nella mia carriera artistica perché uscì il film L’ora di Religione, in cui sono stato uno dei protagonisti. Il regista Marco Bellocchio mi mandò a chiamare per fare dei provini (…) all’interno di un cast di attori che conoscevo per fama. Primo fra tutti, Sergio Castellitto (…); Piera degli Esposti era la protagonista femminile”. Interessante è il ricordo di una richiesta d’aiuto al famoso fratello Michele, in un determinato momento critico. Ecco la risposta del grande attore-regista: “Caro Donato, fratello mio, non posso aiutarti nelle tue problematiche personali. Posso darti una paga, se mi aiuti come segretario di produzione e all’occorrenza mi fai da autista (…)”. Notevole è anche la citazione in omaggio di Antonio G. D’Errico, coautore del libro e deus ex machina di questo progetto editoriale: “Anni fa, venne a casa mia, ad Ascoli, il mio amico Antonio G. D’Errico. Non ci conoscevamo ancora. Arrivò insieme a suo fratello Gerardo, con un manoscritto. (…) Era accaduto tante volte, con Michele, di vedere qualcuno che cercava un contatto e un aggancio. (…) Misi sul tavolo il manoscritto e qualche giorno dopo pensai di dargli un’occhiata, con molta incredulità e scetticismo. Era una storia vera, tanto per cominciare, dedicata a Giuseppe Montalto, un agente di Polizia penitenziaria siciliano, ucciso a Trapani in un agguato di Mafia”. In ultima analisi, da questa biografia emergono due morali: nella vita è più facile di quanto si pensi, passare dagli incontri, sul set, con Riccardo Scamarcio, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino ed altri grandi attori, a dividersi poi i pasti con poveri, sconosciuti ed emarginati alla mensa della Caritas, perché i rovesci di fortuna sono sempre dietro l’angolo. Ed essere figli o fratelli d’arte di qualcuno importante e famoso, specie se si pratica lo stesso mestiere, non sempre rappresenta un vantaggio.

Prof. Domenico Calderone

3 comments

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    Dalla recensione desumo una certa specularità tra due autori in cerca di riconoscimento.
    Certo è che fare della cultura al tempo dei nativi digitali non è cosa semplice.
    L’apprezzamento passa per il marketing.
    E la coerenza non sempre paga.
    L’arte presuppone l’amore per la bellezza.

  2. UFF STAMPA AUTORE ANTONIO G.D'ERRICO

    Gent.mo Prof Calderone,

    Con maestria davvero unica, raraed eccezionale sei riuscito a scandagliare particolari nel testo molto importanti, portando alla luce la grandezza di Dio e il Cinema.
    Un grazie sincero, accorato e con stima per aver saputo cogliere l’essenza di quest’opera a tutto tondo… senza che nessuno me ne voglia peculiarita’ non comune.
    Da questo libro si è voluto far emergere, grazie alla penna dello scrittore Antonio G.D’Errico, aspetti unici che anche i fratelli di un nostro sacrosanct del cinema è un comune mortale con I problemi di tutti w di tutti I giorni direi.
    Antonio G.D’Errico è stato proclamato vincitore proprio ieri del premio speciale Comune di Rende, concorso importantissimo in ambito nazionale,come miglior noir, col giallo Morte a Milano Ernest Macchione editore, che gia’ il noto Prof Calderone ha recensito su questo magnifico Blog.
    È ed è stata una di quelle biografie che vanno scritte per lasciare un segnale ai posteri w nessuno è in cerca di alcun riconoscimento.

    Uff Stampa Autore Antonio G.D’Errico

  3. Emma

    Un libro che si legge tutto d un fiato davvero molto intrigante e bello.
    La mano inconfondibile dello scrittore Antonio G.D’Errico che seguito da tempo, ha reso bellezza e sublimazione infinita, alla vita maledetta di Donato Placido fratello del noto Michele.

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