Coronavirus, dopo le nuove restrizioni: “Con 30 invitati una mazzata per operatori lucani del Wedding”

C’è poco da girarci intorno: consentire, come fa il nuovo Dpcm, che “le feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose possono svolgersi con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti” per gli operatori lucani del wedding è un’ “autentica mazzata”. Soprattutto a Maratea che negli ultimi anni grazie all’evento “Discover Destination Wedding Maratea”, nato dalla collaborazione di Mariangela De Biase e Sabrina Cannas imprenditrici turistiche marateote, si è affermata come “location matrimoni” richiamando anche sposi di Paesi esteri.

È la stessa presidente di Federmep (Federazione matrimoni ed eventi privati), Serena Ranieri, a lanciare l’allarme e a chiedere al Governo e alle Regioni di rivedere le nuove misure, altrimenti «tutti gli operatori del settore sono pronti a scendere in piazza». Intanto gli operatori lamentano: nessuno ha coinvolto i rappresentanti del settore che da mesi rispettano i rigidi protocolli e chiedono di avere un ristoro per le ingenti perdite subite. Il settore conta 50mila tra imprese e partite iva e 300mila dipendenti tra impiegati stabili e stagionali ed è uno dei più colpiti dalla pandemia con migliaia di eventi rinviati a data da destinarsi.  Ranieri, sottolinea che “i pochi eventi (sinora) confermati per questo autunno, l’ultima boccata d’ossigeno rimasta, rischiano adesso di essere cancellati o di subire forti limitazioni sul numero dei partecipanti con danni per tutti: per chi si deve sposare o deve battezzare un figlio, e magari ha già pagato lauti anticipi, e per le aziende che hanno già fatto fronte alle spese organizzative e non riceveranno il saldo, oltre a veder vanificati gli investimenti per le attrezzature sanificanti. Nel frattempo i mezzi del trasporto pubblico locale continuano ad essere affollati, fuori dalle scuole i capannelli di genitori e studenti sono la regola, i centri commerciali lavorano a pieno regime, e gli untori saremmo noi? Lanciamo l’ultimo appello al governo, alle istituzioni locali ed a tutta la politica: ascoltateci prima che sia troppo tardi” conclude Ranieri a nome del direttivo e degli associati di FEDERMEP.

Sabrina Cannas, tra le più influenti Wedding Planner nazionali e referente regionale Federmep, non nasconde “lo sconforto” dei colleghi. È un settore – aggiunge – messo in ginocchio e, purtroppo senza provvedimenti mirati e più efficaci, molti professionisti di settore non supereranno indenni  la fine di quest’anno. Le cifre: 220mila matrimoni celebrati in Italia nel 2019. Un fatturato da 10 miliardi di euro per l’organizzazione, che arriva a 40 miliardi se si considerano tutte le voci di spesa che i futuri sposi devono sostenere. Circa 83 mila le aziende coinvolte nel giro del Wedding e 1 milione i lavoratori dell’indotto. Questa è l’industria dei matrimoni in Italia tradotta in numeri. Cifre che dimostrano quanto il settore sia un volano per l’economia del Paese, a tutti gli effetti parte del segmento degli Eventi e del Turismo. Cifre dietro cui si celano storie di imprenditori – da noi tutti piccoli  sottolinea Cannas– che ormai da mesi fanno i conti con l’emergenza Coronavirus e lo stop alle loro attività.  Le prescrizioni – conclude Cannas,  tra i vincitori del Trofeo Globo Tricolore, dedicato al rilancio dell’Italia post pandemia con docufilm di 120 secondi per testimoniare come gli italiani siano riusciti a trasformare la loro vita o riconvertire la propria attività – che hanno spinto oltre 60 mila coppie a rinviare le nozze al 2021 e migliaia di aziende e privati ad annullare gli eventi o, in misura minore, a posticiparli a tempi migliori. E adesso con soli 30 invitati è facile prevedere annullamenti e rinvii ulteriori”.

2 comments

  1. Il danno psicologico che stanno subendo questi ragazzi nessuno lo ha considerato .Prima di varare leggi così repentine è importante tener conto che a rispettarle dovranno essere dei cittadini e non dei caproni…perché come tali siamo stati considerati.

  2. Vito

    E anche a ragione siamo stati considerati caproni. Con l’imposizione della forza tutti a casa e contagi bassi, con richieste di fiducia e maturità assembramenti e contagi in crescita esponenziale. 4 mesi di sacrifici buttati al vento… cosa siamo se non caproni?

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