Scoop di “Report”: il petrolio lucano di Tempa Rossa, previa raffinazione a Taranto, viene esportato in Israele, Paese in guerra con mezzo mondo

La notizia shock riportata dalla trasmissione televisiva ”Report” nella puntata del 17 maggio scorso, fa pendant con la disavventura della  “Flotilla 2”, i cui attivisti di 44 nazioni sono stati abbordati ed arrestati in acque internazionali, al largo di Cipro, mentre tentavano, per la seconda volta, di portare aiuti alimentari e destare l’attenzione dell’Occidente cristiano, civile, democratico sul genocidio ancora in atto a Gaza, nonostante la finta tregua, ed ora anche in Cisgiordania, dove il colonialismo d’insediamento sta perpetrando un esecrabile  “domicidio”, dando fuoco alle abitazioni e uccidendo i legittimi proprietari palestinesi, lasciati ignobilmente senza alcuna difesa, in balia dei fanatici messianici appoggiati dall’IDF. Intrecciando le testimonianze dei sequestrati, si viene così a sapere che già nella precedente traversata del mese di ottobre 2025, la Marina israeliana e l’Esercito, su ordine del ministro Ben Gvir (indagato dalla Procura di Roma), gli attivisti erano stati deportati con la forza in Israele e lasciati sotto il sole a 50° a giacere sull’asfalto infuocato, senza acqua, senza cibo, senza bagni, senza presidi igienico-sanitari per le donne,  costrette, per giunta, a fare tutto collettivamente “live”,  e poi le percosse accompagnate dagli insulti del solito ministro che il presidente Mattarella, finalmente, uscendo dal torpore, ha biasimato dopo le ulteriori immagini raccapriccianti postate dal medesimo sionista, in cui venivano mostrate le schiene ustionate, le fascette matricolari alle mani (un triste dejà vu), e le catene ai piedi degli attivisti, deportati nelle apposite navi lager e poi trasferiti nelle durissime prigioni nello Stato d’Israele, fondato nel 1948 dall’ONU per dare una patria alle vittime della Shoah, ma mai accettato dal mondo arabo autoctono, con cui avrebbe dovuto dividersi il territorio di Palestina, e quindi odiato come usurpatore.

La nakba del 1948 e le intifade seguite all’occupazione, nel 1967, della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est, sono note a tutti. Tornando ai giorni nostri, non possiamo esimerci dal riportare le notizie testimoniali di chi per sventura, come il lucano di Bernalda, Dario De Palma, è stato oggetto delle nefandezze dell’IDF, durante le flotillas: le donne, tra cui la giornalista Emanuela Pala, costrette ad asciugarsi il flusso mestruale strappandosi gli indumenti indossati e costrette ad avere rapporti sessuali obbligatori con i soldati israeliani. Inoltre, uomini sodomizzati con oggetti contundenti, oltre ai più “leggeri” pugni e calci in faccia, alle costole e al fegato, genitali strizzati! E se questo orrore accade a cittadini di Paesi amici di Israele, figuriamoci  che cosa viene riservato ai 13000 palestinesi (tra cui molti adolescenti) detenuti nelle prigioni ebraiche. Dicevamo della Cisgiordania, dove Hamas non c’è ma, mutatis mutandis, i palestinesi che vivono lì da sempre, grazie al nullaosta del Governo Netanyahu, vengono  assaliti di notte e di giorno, picchiati selvaggiamente e sfrattati dalle loro case, poi bruciate per costruire nuovi alloggi per i coloni immigrati, miranti a creare il grande Sion. Pensate, che, la piccola, grande potenza mediorientale ( l’unica autorizzata a possedere la bomba atomica), grazie alle gigantesche forniture di armi moderne ”altamente performanti”, cioè esiziali, inviate dagli USA, teleguidati da Netanyahu, e da tutto l’Occidente, compreso il nostro esecutivo (che per masochismo solidale ha pure affidato la cybersicurezza dello Stato italiano ad un’azienda israeliana, Paragon, per spiare chi?), è riuscito ad attaccare contemporaneamente ben 7 Paesi dell’area.

Ma le sorprese non finiscono qui. Infatti, secondo un’inchiesta di “Report” condotta con Greenpeace Italia, andata in onda il 17 maggio scorso su Rai 3, l’Italia ( chi l’avrebbe mai detto?) fornisce il carburante per i bombardieri israeliani, raffinando  negli impianti di Taranto il petrolio lucano estratto a Tempa Rossa, in Val d’Agri! Sì, oltre a scambi commerciali ai massimi livelli, alimentiamo gli strumenti di morte di un Paese di soli 9 milioni di abitanti, ma armato fino ai denti secondo le più moderne tecnologie di morte. E noi lucani, a nostra insaputa, abbiamo contribuito al genocidio di Gaza e forse (speriamo di no) siamo attivi nella gazaizzazione del Libano ( 80 bambini uccisi in una settimana) a fianco di coloro che, per una sorprendente palingenesi, da perseguitati sono diventati persecutori e disumanizzatori dei poveri, legittimi proprietari dei territori palestinesi, definiti dall’ex ministro Gallant “animali umani da eliminare” ed inseguiti coi droni esplosivi  perfino nelle loro case. Allo stato dell’arte, gli aiuti alimentari ed i medicinali inviati dalle associazioni umanitarie sono bloccati e fatti marcire alle frontiere di Gaza e degli altri territori occupati; i medici di MSF, di Emergency e delle altre organizzazioni vengono espulsi o uccisi insieme, ovviamente, ai giornalisti  internazionali, testimoni scomodi di ciò che non deve essere narrato al mondo, come l’impedimento ai malati e invalidi gazawi (tra cui molti bambini) di farsi curare all’estero.

L’assuefazione all’orrore ha fatto passare sotto silenzio, tra l’altro, la scena del soldato mentre demolisce a picconate il crocefisso di gesso, messo a testa in giù, seguita un paio di giorni dopo da quella in cui una povera suora cristiana 80enne, in una via di Gerusalemme, viene senza motivo scaraventata brutalmente a terra, pestata e sputata da un ebreo del luogo. Altro che la querelle sulla presenza del crocefisso nelle aule scolastiche italiane! Ma è mai possibile che, per una sorta di senso di colpa italo-tedesco postumo, si debba consentire qualsiasi cosa e rimanere inerti ( votando sempre contro le sanzioni) di fronte alle atrocità commesse da quella che, ciononostante, viene ancora definita “la più grande democrazia del MO”? Mentre stiamo chiudendo il pezzo, l’emittente Tv ” Al Jazeera”  ci informa di nuovi, pesanti bombardamenti dell’IAF in Libano, secondo il rapporto suprematista di 10 edifici da distruggere (anche se abitati) per ogni drone lanciato verso la Galilea. Un dubbio ci assale: per il jet  fuel, non staranno mica usando il cherosene JP-8 derivato dal petrolio di Tempa Rossa?

Prof. Domenico Calderone

3 comments

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    La dettagliata analisi del prof. Calderone mette in evidenza aspetti importanti e nascosti dai media occidentali che, insieme a tutto ciò che già sappiamo da circa tre anni (nonostante i “filtri” della propaganda sionista), delineano un quadro tremendo. La parola democrazia è stata svuotata di significato nei nostri Stati liberali. Dall’America all’Europa fino all’abusivo Stato d’Israele, una etnocrazia alla cui base c’è il progetto suprematista-usurpatore di fanatici religiosi, che si considerano superiori agli altri popoli e culture. Le violenze di ieri – ottant’anni di apartheid – sono niente rispetto all’attuale genocidio. E non si tratta solo dei coloni, di Ben Gvir e dell’ultradestra. Sono le alte cariche istituzionali, gli ambasciatori, la maggior parte di coloro che vivono da noi che, onnipresenti sui media, incitano allo sterminio. E’ una società intrisa di odio quella ebraica che, mentre attende il Messia, bombarda i civili palestinesi e del Libano. E compie attentati terroristici e politiche di guerra in Siria, Yemen, Iraq, Iran. Le vittime di ieri sono i carnefici di oggi, tanto da utilizzare parole e prassi “recuperate” dai nazisti. Dalla Storia non hanno e non abbiamo imparato nulla. “Se questo è un uomo” come ha scirtto Primo Levi, dovrebbe avere memoria. Se invece caratteristica dell’uomo è ancora quella di usare la violenza, attraverso la forza, le guerre, le leggi e l’economia allora non usicremo mai dalle barbarie.

  2. rosannna anelli

    Di fronte all’analisi del prof. Calderone, che porta alla luce aspetti spesso rimossi o attenuati dal racconto mediatico, non posso fare a meno di pensare alla sofferenza che continua a colpire i più fragili, mentre la violenza si ripete come un copione antico.
    Al di là delle diverse letture politiche, ciò che continua a colpirmi – e a ferire – è la normalizzazione della violenza. Una violenza che non appartiene a un popolo o a una fede, ma a quella parte dell’umanità che, in ogni epoca, sceglie la forza come linguaggio e la sopraffazione come metodo.
    Le barbarie che vediamo oggi, in Medio Oriente come altrove, non giovano ai popoli: giovano ai poteri forti, agli apparati militari, alle economie di guerra, che prosperano mentre le vite civili vengono spezzate e la dignità umana calpestata.
    È questo, per me, il punto più doloroso: la sofferenza dei più deboli diventa terreno di scontro tra i “Grandi”, mentre la parola “democrazia” si svuota e la memoria storica sembra non bastare più a frenare la deriva.
    Continuare a denunciare la violenza – da qualunque parte provenga – non è un esercizio ideologico, ma un dovere morale. Solo così possiamo sperare che la Storia, prima o poi, smetta di ripetersi.

  3. Prof.ssa Maria Muccia

    Complimenti prof. Calderone per la grande attenzione che porgi a certi fatti che accadono nel mondo e per la loro dettagliata descrizione. Riesci sempre a sorprenderci per fenomeni di grande portata a livello sociale, storico, umanitario. Quanto ci sarebbe da dire o da fare, ma, a poco serve se a tanti di noi non interessa il Bene Sociale, ma, capire quando si è forti, distruggendo gli altri: vuoi per giusta causa (che non esiste quando si tratta di male) o per il semplice gusto di sentirsi forte e dominatore, oppure per obbedire a una regola economica e di dimensionamento naturale perché troppe persone sul pianeta terra non devono sostare. Quando molti settori economici sono in crisi, non resta che alimentare lo sviluppo dei settori bellici: produzione di armi, aerei, droni e tanto altro. Gli uomini, purtroppo, non hanno rispetto per i propri simili. Fino a quando le cose vanno bene per tutti, tutto va bene, ma, se qualcuno comincia a stare stretto, comincia a pianificare non come superare la crisi, ma a come eliminare l’altro, dimenticando di essere umano (Homo homini lupus). A San Fele c’è un detto che non mi sento neppure di registrare, figuratevi! Si possono scrivere tutte le condanne che vogliamo, o tutte le ragioni che abbiamo noi umani, ma il problema non ha soluzione perché la storia non la fanno gli “umani”. Questi ultimi servono solo per pedine da utilizzare per fare la guerra o da distruggere per ricostruire e dare vita al nuovo ciclo commerciale che riprende vita per la ricostruzione di ciò che è stato distrutto. Anche in Italia la guerra esiste ed è silenziosa ed invisibile. Il non mettere le famiglie in condizioni di poter crescere i figli perché non si riconoscono certi diritti registra un grado di natalità molto basso. Credo che fra 30 anni gli italiani veri si conteranno sul palmo della mano. Non è guerra questa?

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