Dopo la pandemia, ecco la follia e la cattiveria dei (pre)potenti al comando. Chi  fermerà questi criminali?

Mentre il mondo era flagellato dalla pandemia da Covid-19, tutti i terrestri sembravano più buoni e sulla via della beatitudine. In Italia, i balconi erano assurti a piccoli palchi sanremesi, dai quali gli italiani intonavano a squarciagola inni patriottici, tra cui l’immancabile “Inno d’Italia”. Nel resto del mondo, nell’eterogenesi dei fini, si svolgevano altri rituali scaramantici. Poi, appena finita l’emergenza e scampato il pericolo ( ma non per tutti: alcuni sono morti per il virus, altri per l’antivirus ), ecco il ritorno al passato, ai “vizi” ancestrali, con l’aggiunta di alcuni nuovi, frutti dell’adulterazione del cervello nei suoi bias essenziali. Cosicché, in questo clima alterato, in tutti i sensi, anche i cosiddetti soggetti “buoni” sono diventati cattivi e i cattivi si sono trasformati in criminali. Come ad esempio, relato refero, il rabbino Abraham Zarbiv, soprannominato “dottor Caterpillar” che, alla guida di tale potente mezzo meccanico, ha demolito da solo migliaia di abitazioni a Gaza ( ecocidio, per le polveri sottili prodotte nell’ambiente), dicendosi orgoglioso di aver contribuito al genocidio palestinese (75mila morti, di cui 20mila giovani, 6mila minori feriti  ed amputati). E che dire della Cisgiordania, dove l’alibi Hamas non esiste, ma i coloni israeliani, in  numero sempre maggiore, assalgono le case dei Palestinesi, violentano donne e bambini e poi danno fuoco, oppure, nei casi meno cruenti, ai più “fortunati” staccano solo l’energia elettrica e l’acqua corrente per costringerli a fuggire (dove, visto che sono accerchiati?). Gli ulivi, da millenni, simboli di pace, in Cisgiordania vengono sradicati, i campi agricoli e i datteri  cosparsi di veleno, le pecore incinte sgozzate e trucidate, per affamarne i padroni, e i corsi d’acqua  deviati verso le piscine dei coloni.

E, naturalmente, tutto questo scempio avviene sotto l’egida dell’esercito, IDF, i cui soldati sparano sui bambini e, anziché impedire i soprusi e le vessazioni, fraternizzano, interagiscono e solidarizzano con tali criminali, autorizzati dal ricercato dalla Corte Penale Internazionale, Netanyahu, ormai il padrone del Medio Oriente, in joint-venture con gli Usa (al comando dell’Achille Lauro a stelle e strisce, che ha promesso 5000 dollari pro capite, agli americani adulti che lo voteranno alle elezioni di medio termine, a novembre), loro mallevadori. Basti pensare che il messianico Ben Gvir, famigerato Ministro della Sicurezza d’Israele, ha affermato coram populo: “Per andar bene, bisogna uccidere almeno una quarantina di Palestinesi al giorno!” E ciononostante, quella di Israele, dagli occidentali, viene giudicata ancora la più grande democrazia del Medio Oriente! E guai a criticarla, l’unica nazione del Mediterraneo, autorizzata dai prepotenti USA a detenere la bomba nucleare; si viene subito accusati di “antisemitismo” e condannati senza appello, come è capitato ai due coraggiosi registi israeliani di” Naza”, docu-film premiato a Venezia: un conio lessicale maldestro ed ambiguo, diventato un marchio d’infamia che non tiene conto nemmeno dell’etimologia della radice lessicale del termine, visto che  “semiti” non sono solo gli ebrei, ma  pure i loro storici nemici facenti parte della galassia araba. E’ proprio giunto il momento di dire basta a questo vittimismo strumentale che dura da tempi immemorabili per nascondere le proprie nefandezze.

L’imperativo categorico è: pace subito, riconoscimento dello Stato di Palestina e terra ai Palestinesi, legittimi proprietari di quel sacro suolo, prima che sia troppo tardi! E al bullo guerrafondaio ( la cui bontà è inversamente proporzionale alla sua ricchezza), conquistatore compulsivo, che esporta guerre, “dazieggia” amici e nemici, ha cancellato l’US-AID for Africa, mettendo sul lastrico il continente nero, ha tolto i finanziamenti all’OMS ed abolito le vaccinazioni pediatriche obbligatorie in patria, ma, follemente,  vuole a tutti i costi, spalleggiato anche dalla nostra sgarbatella angelica, il premio Nobel per la pace: via dallo Stretto di Hormuz, perché esso appartiene  geograficamente alla Persia, non agli Stati Uniti, che sono in un altro continente! Per rimanere in ambito biblico, al Beniamino che, sotto la spinta ideologica, religiosa e politica, sta usurpando tutta la terra contesa, impedendo la creazione di uno Stato palestinese, diciamo, invece: basta coi bombardamenti; via da Gaza, dal Libano e Cisgiordania!  Altrimenti, sic stantibus rebus: gas, petrolio e derivati li vedremo  sempre più col binocolo! Chiaro, no?

Prof. Domenico Calderone

(foto in pagina tratta da comunicazioneitaliana.it)

2 comments

  1. rosanna anelli

    Professore Calderone ,
    ho letto con attenzione la sua riflessione, così intensa e così carica di indignazione. Comprendo la necessità di denunciare ciò che nel mondo continua a ferire la dignità umana, ma credo anche che, proprio nei momenti più complessi, il linguaggio debba restare saldo, misurato, capace di distinguere tra analisi e giudizio, tra denuncia e generalizzazione. La violenza da qualunque parte provenga, merita di essere condannata con chiarezza. Ma credo che la forza delle parole risieda anche nella loro capacità di non trasformarsi in ulteriore conflitto. La complessità del Medio Oriente, come di ogni scenario di guerra, richiede uno sguardo che non rinunci alla verità, ma che sappia evitare semplificazioni che rischiano di alimentare altre ferite. La pace, il riconoscimento dei diritti, la tutela dei civili: sono obiettivi che non appartengono a una parte sola, ma all’umanità intera.
    Per questo, più che mai, è necessario un linguaggio che non esasperi, ma chiarisca; che non accusi in blocco, ma distingua; che non urli, ma costruisca. La sua analisi solleva temi importanti. Io credo che la responsabilità di chi scrive sia anche quella di custodire la misura, affinché la denuncia non diventi un’altra forma di ferita. Solo così le parole possono davvero contribuire a ciò che tutti diciamo di volere: un futuro più giusto e più umano.

    Rosanna Anelli

  2. Dr. Giuseppe Giannini

    Durante gli anni sofferti (per la paura, le restrizioni, i provvedimenti e la gestione discutibili) della pandemia abbiamo sperato di uscire, al più presto, da quell’incubo e recuperare la dimensione umana fatta di rispetto, empatia, solidarietà. Invece, finito il conformismo, anche nel dolore e nei timori, pieno di slogan, frasi fatte e bandiere sventolate, neanche si trattasse di fare il tifo per la pessima nazionale di calcio, eccoci ricatapultati nella dimensione propria che contraddistingue l’epoca della spersonalizzazione crescente. E, in questo ambito, il potere sistemico, di coloro che sono formalmente democratici, ma pensano a disciplinare le masse, si rafforza. Cosa c’è di meglio dell’instillazione della paura per soggiogare le masse? Se i nostri esecutori politici (i luoghi della decisione sono altri), a tutti i livelli, avessero avuto un minimo di lungimiranza c’avrebbero pensato prima di sottoscrivere l’operato altrui. E così, la storia dell’uomo non cambia: conquiste, guerre, forza bruta. Immersi nella società del rischio, come unica certezza, viviamo decenni di insicurezza a causa delle molteplici crisi – economiche, del virus, delle guerre – generate da quello stesso potere che pretende di avere le soluzioni. Quando poi i mostri si chiamano Trump, Netanyahu, i nazifascisti, il fanatismo religioso e quello economico (il neoliberismo), allora, temo che ci rimangono davvero poche vie di usicta.

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