L’accusa è di cooperazione in omicidio colposo con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Queste le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Potenza nei confronti di quattro indagati a seguito del decesso di Ferdinando Roma, il giovane operaio di 35 anni di Pignola, vittima di un grave incidente sul lavoro nella zona industriale di Tito Scalo, all’interno di una importante azienda metalmeccanica che si occupa di stampaggio a freddo dei metalli e di lamiere.
L’incidente si verifico il 9 giugno 2025, il giovane perse la vita dopo sei giorni all’ospedale San Carlo di Potenza, dopo aver riportato importanti traumi al cranio e al braccio. Venne trasferito con urgenza al Pronto Soccorso del nosocomio potentino in condizioni gravissime.
Stando alla ricostruzione, il giovane operaio, nell’effettuare attività di spostamento insieme a un collega, sarebbe rimasto schiacciato.
Gli indagati sono il datore di lavoro, il coordinatore con incarico alla sicurezza dei lavoratori e il gestore e manutentore delle attrezzature da lavoro. Risulta essere indagata anche la società per responsabilità che è prevista dalla legge 231, che disciplina la responsabilità amministrativa (ma di natura sostanzialmente penale) per i reati commessi da persone fisiche che ricoprono funzioni apicali o da dipendenti.
Il fascicolo d’inchiesta è curato dai PM Sarah Masecchia e Giampaolo Robustella, che nei giorni scorsi hanno notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Le indagini si sono focalizzate proprio sui dispositivi di sicurezza delle macchine operatrici con approfonditi accertamenti investigativi, tanto da ipotizzare diverse criticità, anche per quanto riguarda la manomissione dei dispositivi di protezione.
Nel procedimento penale risultano essere costituiti, come parte offesa, la moglie del giovane operaio deceduto, i due figli, i genitori, il fratello e la sorella della vittima.
Successivamente all’eventuale presentazione di memorie difensive o di interrogatori che potranno essere richiesti dagli indagati, la Procura deciderà se rinviare a giudizio.
Claudio Buono

