“Un Ulisse da taschino”: un’apologia dello chansonnier “lucano” Georges Brassens, scritta e illustrata dal binomio artistico Chierici-Faggella

“Un Ulisse da taschino”, di Beppe Chierici (Ediz. Cenacolo di Ares, Cagliari, 2017, euro 18) giuntoci a sorpresa da Roma, ci ha stupito subito, a cominciare dalla copertina, illustrata magnificamente dal maestro Dario Faggella, fumettista romano di origine lucana (suo padre, Ezio, è di San Fele), ex illustratore degli inserti de “L’Unità”, prima che conoscesse Beppe Chierici: grande traduttore/apologeta di George Brassens, uno tra i più grandi chansonniers francesi, anch’egli con una radice lucana (la madre, Elvira Dagrosa, infatti, era nata a Marsico Nuovo). Questo libro-intervista di 282 pagine dense di significato, è arricchito dai disegni del Faggella e dal cadeau finale allegato, rappresentato da un prezioso CD musicale di 13 canzoni, con testo a fronte in italiano, intitolato “Cento volte W Brassens!”.  Entrando nel merito, come afferma Ivo Murgia nella sua lunga e dettagliata prefazione: “Il racconto si dipana lungo tutta l’esistenza di Chierici per mezzo di un’intervista di Dario Faggella, artista a sua volta, che ha curato tutte le grafiche presenti in questa e in altre opere di Beppe Chierici. Una chiacchierata nata per caso, tra amici, più che un’intervista in senso classico, fredda e formale, ma anzi un’occasione per far risaltare aspetti poco conosciuti al grande pubblico di questo artista vagabondo e irriducibile umanista”. (pag. 5). Più che vagabondo, si potrebbe più propriamente definirlo spirito libero, ribelle ed anticonformista, pacifista, anarchico quanto basta, alla luce di quanto emerge dalle sue risposte alle 90 domande poste in modo garbato ma irriverente dal giovane intervistatore, che, a dispetto del forte scarto generazionale con l’intervistato eccellente, classe 1937, dimostra grande esperienza e capacità introspettive tendenti all’empatia. Grazie a queste sue doti, Dario Faggella riesce a farsi raccontare dal maestro Chierici, artista poliedrico, anche aneddoti reconditi e riservati che appartengono alla sfera privata dell’interlocutore.

Curioso ed originale è l’incipit fisiognomico scritto dal Faggella, che sa disegnare anche con la … penna: “Sono seduto su un catafalco di cui ignoro la natura, in una cantina, a osservare un uomo di fronte a un frigorifero spento. Ha le mani in tasca, una folta barba, dei lunghi capelli lattiginosi, la camicia aperta da cui fa capolino un addome scolpito dall’incedere maroso del tempo, le cui cicatrici testimoniano un’incontestabile prova di esistenza: un cipiglio folto, ben radicato sulla parte meridionale della fronte, sprizza scintille, come se i pensieri di ferro che custodisce si fregassero in un infuocato e intricato scontro. E’ pensieroso il vegliardo, e le forti linee rugose che sovrastano i suoi arruffati sopraccigli corvini sembrano quasi indicare il nodo metafisico che non riesce a sciogliere. Alla fine sbuffa: “Porco zio, è finito il cartize, che ci beviamo adesso?” (…). Il soggetto in questione è Beppe Chierici e lo ricordo bene un’estate del 2014, presso il palazzo del Vignola, per l’evento del Todi Festival, quando cantò e raccontò Brassens (…)” (pag. 11).

Ma Chierici non è solo uno chansonnier, è anche cabarettista, autore televisivo, attore di cinema, di teatro e di televisione (memorabile la sua interpretazione della figura del padre violento e ubriacone del bambino “Precossi”, nel capolavoro deamicisiano “Cuore”, di Luigi Comencini). E’ stato altresì un grande doppiatore, in passato, raggiungendo il top dando voce al maestoso divo del cinema americano Buster Keaton, e compagno artistico di Daisy Lumini, cantautrice folk di successo degli anni ’70. Questo mito del vinile a 33 giri, che tra l’altro, ebbe grande successo negli anni ‘80 con la sua canzone per l’infanzia “Il paese dei bambini con la testa” (disponibile anche su CD), è tra coloro che hanno fatto conoscere George Brassens in Italia, agli inizi degli anni Settanta. Le esperienze artistiche di quegli anni floridi per la canzone d’autore sono raccontate nel libro (sempre con disegni di Dario Faggella) precedente a questo, “La cattiva erba”. Da attore a 360 gradi, Chierici ha interpretato anche il ruolo di giullare/buffone alla TV svizzera, insieme a Giancarlo Sbragia, creando un nuovo “format” stilistico, diventando poi docente di “Commedia dell’Arte, improvvisazione e Storia del Teatro” presso l’Università Elvetica di Arti Teatrali e Circensi, fondata con la sua collaborazione dal celeberrimo clown internazionale Dimitri. Il suo auto-esilio in Francia, durato ben 19 anni, e l’assenza voluta sua sponte dalla scena, in seguito allo choc subito per la morte del suo mentore Brassens, sembrano non aver intaccato la popolarità di questo istrione, visto che, nonostante l’età veneranda, nel 2019 è stato chiamato ad interpretare il personaggio di “Bernardo Colombo” nel legal thriller televisivo “Il processo” di Canale 5. La statura intellettuale è rimasta perfettamente integra in questo “animale da palcoscenico” che, da vero “Ulisse”, ha attraversato da protagonista “il secolo breve”, dalla seconda guerra mondiale, passando per il soggiorno lavorativo africano, ad oggi, lasciando tracce indelebili nei suoi dischi, ampex televisivi e pellicole cinematografiche. In questo “Ulisse da taschino”, scritto in un registro linguistico di livello medio-alto, con abbondanza di sofismi e tecnicismi, nel rispetto, noblesse oblige, del niveau culturale dei due dialoganti (entrambi di formazione classica) troviamo ciò che fa bene allo spirito e alla cultura, frutto della simbiosi perfetta tra un giovane maestro delle arti figurative e visive contemporanee ed un mostro sacro della ribalta. Se è vero, come è vero, che il linguaggio qualifica il parlante, siamo di fronte ad un “biologo della canzone popolare” ritratto da un grande artista, nella fattispecie anche giornalista, e ottimo video-maker (suo è il significativo short video-cartoon “Il lavoro è un miraggio” scritto da Igor Lampis, visibile su Youtube cliccando qui). L’ascolto delle 13 deliziose canzoni in CD della collection “Cento volte W Brassens”, conferma l’impressione positiva che l’intera opera, ammessa al Bonus Cultura e Carta del Docente, suscita già dalla bella copertina.

Prof. Domenico Calderone

1 commento

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    Un testo multidisciplinare per riscoprire l’anarchia?
    Di certo lo era Brassens, così come l’altro chansonnier Leo Ferrè, ed entrambi hanno innovato la musica popolare ammantandola di politica.
    Da allora in poi è fiorita una folta schiera di cantautori impegnati, in grado di far perdere quella leggerezza che contraddistingueva la musica pop.
    Brassens, come in molti sanno, ha rappresentato la primaria fonte di ispirazione per il nostro Fabrizio De Andrè, che ne ha tradotto e sviluppato alcuni testi.
    E se vogliamo, di anarchia (come libertà espressiva) possiamo parlare anche riguardo al fumettista Dario Faggella, che qui mi ricorda le tavole del grande Andrea Pazienza e di tutto il collettivo di Frigidaire.
    Un lavoro importante, dunque, quello di Beppe Chierici, che attraverso i testi, i pensieri e le parole, può farci riscoprire il valore letterario della musica e al contempo interrogarci sulle vie di uscita dalla macchina-Stato.

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