Nella terra delle estrazioni petrolifere, appena il 18% dei distributori dislocati sul territorio regionale vende gasolio a un prezzo non superiore a 2,20 euro al litro, contro il 27 % nazionale. E’ questo
il dato che viene fuori a seguito di alcune indagini di mercato, rese note dal TgR Basilicata nei giorni scorsi.
La Basilicata, in poche parole, è tra le regioni italiane dove i prezzi calmierati risultano meno diffusi tra i distributori. Nei giorni scorsi è entrata in vigore una riduzione delle accise mobili sul gasolio, che risulta essere di circa 5 centesimi al litro (4,9). I benefici? Sembrano davvero molto limitati per i lucani, che quasi non si sono resi conto di questa riduzione.
Alcune grosse compagnie come Eni e altre hanno deciso di bloccare il prezzo a 2,19 € al litro per il gasolio e 1,99 per la benzina. Altre, per una serie di circostanze, non riescono.
A livello nazionale, la Basilicata è al penultimo posto in Italia (la Campania è l’ultima regione) per la diffusione dei prezzi calmierati.
Peggio per quanto riguarda la benzina. In Italia il 78 % dei distributori la vende sotto la soglia dei 2 €. In Basilicata? Solo il 53 %. E anche in questo caso, siamo penultimi in Italia.
Insomma, in Basilicata, la terra delle estrazioni petrolifere, anzi nella regione dove insiste il più grande giacimento petrolifero su terraferma d’Europa, i prezzi al distributore sono più alti che nel resto d’Italia.
Ricordiamo che in Basilicata si concentra una grossa fetta della produzione nazionale di greggio, che si attesta tra il 70 e l’80 % del petrolio estratto in Italia. Le estrazioni nella Val d’Agri (gestite da Eni e Shell) e a Tempa Rossa (tra Corleto Perticara e Gorgoglione, sito gestito da Total)
Nonostante tutto e i problemi ambientali e di salute – inutile negarlo! – i lucani devono fare i conti con i costi più alti d’Italia per il rifornimento e con i prezzi calmierati poco praticati.
Claudio Buono

