Giacummo: «Agli sgravi affianchiamo un fondo per recuperare le abitazioni da affittare. Una proposta che nasce dal territorio e guarda a un’esigenza nazionale».
POTENZA – Ridurre la cedolare secca dal 10% al 5% sugli affitti a canone concordato e all’1% quando l’inquilino è un giovane fino a 35 anni. È quanto annunciato dal Governo dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge di Bilancio 2027. Le misure dovranno affrontare l’iter parlamentare e non sono ancora applicabili.
La cedolare secca è l’imposta sostitutiva che il proprietario può scegliere di pagare sui redditi da locazione. Il canone concordato viene determinato entro i parametri degli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini: una formula che le nuove aliquote renderebbero fiscalmente più conveniente, con l’obiettivo di ampliare l’offerta di abitazioni a condizioni accessibili.
Confabitare Potenza accoglie favorevolmente l’intervento, in linea con l’orientamento nazionale dell’associazione.
«Una tassazione più bassa può produrre benefici per entrambe le parti – osserva Donato Giacummo, presidente di Confabitare Potenza -. Su un affitto di 500 euro mensili, l’imposta annua passerebbe da 600 a 300 euro con l’aliquota al 5%, e a 60 euro con quella all’1%. Il risparmio può aumentare il reddito netto del proprietario, ma anche creare margine per contenere il canone richiesto mantenendo una redditività soddisfacente. L’ulteriore incentivo per chi affitta ai giovani può favorirne l’autonomia abitativa».
Perché questi incentivi contribuiscano ad aumentare le case disponibili, secondo l’associazione occorre guardare anche alle condizioni del patrimonio inutilizzato.
«Nel dibattito sulla casa si richiamano spesso i numeri degli immobili vuoti come una possibile risposta al bisogno abitativo. Ma una casa inutilizzata non è necessariamente pronta per essere affittata. L’esperienza di Potenza, comune a molte realtà italiane, mostra quanto sia importante il recupero dell’edilizia meno recente: ristrutturazioni, impianti da adeguare e interventi di efficienza energetica richiedono risorse che non tutti i proprietari hanno a disposizione. Possedere una seconda casa non significa
necessariamente avere anche la liquidità per sistemarla».
«In queste situazioni – prosegue Giacummo – lo sgravio fiscale riguarda una rendita che non si è ancora nelle condizioni di ottenere. Occorre quindi affiancare alla convenienza di affittare la possibilità concreta di farlo».
Da qui la proposta che Confabitare Potenza porta nel dibattito nazionale: istituire un fondo rotativo per finanziare a condizioni agevolate il recupero delle abitazioni, vincolando i beneficiari a destinarle alla locazione abitativa di lunga durata.
«Il fondo anticiperebbe le risorse per i lavori e il proprietario le restituirebbe gradualmente attraverso una quota dei canoni effettivamente incassati, secondo un piano sostenibile rispetto alla rendita. Le somme rientrate potrebbero finanziare altri interventi. Il sostegno pubblico avrebbe una contropartita precisa: rendere disponibili case per esigenze abitative stabili, escludendo per un periodo minimo definito la destinazione agli affitti brevi».
Il recupero consentirebbe inoltre di migliorare la qualità dell’offerta, conservando il patrimonio dei proprietari e offrendo agli inquilini abitazioni più adeguate. Gli interventi sull’efficienza energetica potrebbero contribuire a contenere le spese di gestione, che insieme al canone determinano il costo complessivo dell’abitare.
A questo percorso deve accompagnarsi una maggiore fiducia nella locazione.
«Oggi esistono strumenti di garanzia e servizi specializzati che possono contenere alcuni rischi economici dell’affitto e assistere nella gestione delle criticità – osserva Giacummo -. Resta però indispensabile l’intervento delle istituzioni sui tempi per rientrare effettivamente in possesso dell’immobile quando dovuto. Come sottolineato da Confabitare nazionale, alla rapidità delle procedure deve corrispondere la concreta esecuzione dei provvedimenti di rilascio».
Parallelamente, per l’associazione, le difficoltà degli inquilini richiedono risposte sociali tempestive, capaci di sostenere le famiglie e prevenire l’aggravarsi della morosità, senza lasciarne il peso esclusivamente ai singoli proprietari.
«Gli sgravi possono incoraggiare ad affittare, il fondo può rendere possibile il recupero delle case e tempi di restituzione più prevedibili possono rafforzare la fiducia dei proprietari
– conclude Giacummo -. Sono interventi che si rafforzano a vicenda e possono convincere più proprietari a mettere le proprie case in affitto, offrendo a famiglie, giovani e lavoratori maggiori possibilità di trovare un’abitazione a condizioni sostenibili».

