Tre operatori del 118 Basilicata Soccorso (un autista, un infermiere e un medico) denunciati da un familiare di una vittima con l’accusa di omicidio colposo e lesioni personali colpose, hanno visto la loro posizione essere definitivamente archiviata per “infondatezza della notizia di reato”. L’incubo giudiziario per i tre è nato a seguito della denuncia presentata dai familiari di una persona che a Potenza si è sentita male a casa. I familiari hanno richiesto soccorso al 118. La persona che si è sentita male, un uomo, è deceduto per la gravità del malore accusato, un aneurisma
cerebrale.
Autista, infermiere e medico erano stati denunciati per un presunto ritardo nell’intervento, avvenuto sul territorio comunale della città di Potenza. Gli operatori sanitari sono stati difesi in due dall’avv. Antonio Di Lena e un terzo dall’avv. Maurizio Napolitano.
Dopo una prima archiviazione del procedimento, la denunciante ha proposto opposizione alla richiesta di archiviazione, chiedendo la prosecuzione delle indagini, ritenuta però inammissibile. Per il giudice, infatti, “si evidenzia che la notizia di reato risulta altresì infondata”.
Dalle indagini portate avanti, secondo il GIP di Potenza Antonello Amodeo, “non emergono gli elementi costitutivi della fattispecie incriminatrice oggetto di iscrizione, atteso che le censure sollevate con l’atto di opposizione fanno riferimento all’intercorso lasso temporale di 25 minuti tra la prima telefonata al 118 (ore 4:45) e l’arrivo dei soccorsi sul posto (ore 5:10) e all’assenza del giudizio controfattuale rispetto a quale sarebbe stato l’esito, ove i sanitari fossero intervenuti immediatamente dopo la prima telefonata”.
Inoltre, sempre secondo il GIP, “In considerazione dell’assenza di qualsivoglia risposta alle manovre rianimatorie protratte per 1 ora e 4 minuti, dell’entità e dimensioni dell’aneurisma cerebrale, con discorso controfattuale, ove anche il Sig. omissis avesse ricevuto le prime cure alle 04:45, allorché i familiari riferiscono di avere effettuato la prima chiamata al 118, sarebbe deceduto comunque negli stessi tempo e negli stessi modi”.
Nel caso di specie, il consulente nominato dalla Procura di Potenza ha “con rigore di metodo ricostruito quanto naturalmente accaduto, evidenziando che, pur accedendo alla tesi dell’opponente, il risultato non sarebbe cambiato”, vale a dire che l’uomo sarebbe morto lo stesso secondo quanto relazionato.
In conclusione, scrive il GIP, “la gravità intrinseca dell’emorragia encefalica da rottura spontanea di un grosso aneurisma dell’arteria cerebrale anteriore, unitamente alla severità del quadro clinico specifico del Sig. omissis, peraltro insorto a domicilio, rendeva l’exitus inevitabile”.
Da qui, il GIP Amodeo ha accolto la richiesta del Pubblico Ministero di archiviare definitivamente il procedimento per infondatezza della notizia di reato. Ha così dichiarato inammissibile l’opposizione all’archiviazione proposta dai familiari della vittima, sottolineando come non ci fossero responsabilità da parte dell’equipe del 118 intervenuta.
Claudio Buono

