La CUB-Confederazione Unitaria di Base di Basilicata, insieme al Comitato dei Lavoratori di Pubblica Utilità (LPU), ex Tis e ex Rmi di Basilicata costituitosi il 28 luglio scorso e ai suoi componenti del Coordinamento, ha scritto ai Sindaci lucani e propone il sostegno a favore dei lavoratori LPU (Lavoratori di Pubblica Utilità).
La lettera inviata ai Sindaci dopo che la CUB è venuta a a conoscenza che “alcuni Sindaci dei Comuni della Basilicata sembra abbiano iniziato a prendere in considerazione la possibilità di assumere alcuni LPU-Lavoratori di Pubblica Utilità ex Tis e ex Rmi che attualmente svolgono alcune attività presso il proprio comune, in cambio di un sussidio regionale di 700 euro al mese”. In merito alla questione dei lavoratori ex Tis e ex Rmi, denominati LPU (Lavoratori di Pubblica Utilità), il giorno 5 settembre 2024, presso l’Assessorato per lo Sviluppo Economico il Lavoro e i
Servizi alla Comunità, nella riunione, svoltasi alla presenza di tutti i rappresentanti sindacali, fu confermata formalmente la volontà politica da parte dell’Assessore regionale alle attività produttive di procedere con diverse proposte, finalizzate a fare dei passi avanti per raggiungere e andare incontro alle aspettative dei lavoratori.
CUB ricorda che fra le proposte sostenute dall’Assessore, una in particolare “trova un riscontro positivo da parte degli stessi lavoratori e cioè quella che da parte del governo regionale si possano dare dei contributi e degli incentivi ai Comuni per la loro stabilizzazione. Che tutti i comuni della Basilicata potrebbero beneficiare del sostegno economico regionale nel caso si mettesse in atto quanto dichiarato e scritto nel verbale del 5 settembre 2024”. Secondo CUB, “tutto il sindacato e i vari portavoce dei comitati costituitosi nel tempo, auspicano si riprenda con l’Assessore alle Attività Produttive Francesco Cupparo la discussione interrotta mesi fa e si proceda alle eventuali assunzioni dei Lavoratori di Pubblica Utilità, come è stato fatto nei Comuni di Grassano (MT) e di Avigliano, ricevendo magari, anche un contributo economico come riportato nel verbale del 5 settembre (si allega copia) e che si può trovare una soluzione condivisa, necessita solo la buona volontà politica e di volerlo fare”.
CUB sottolinea “che in Calabria, la Giunta regionale, su proposta del presidente della Regione Roberto Occhiuto e dall’Assessore al lavoro Giovanni Calabrese, ha approvato una delibera con la quale si determina di dare 54.000 euro di contributo ad ogni Comune per ogni Tis stabilizzato”. Inoltre, che “linea con quella decisione politica, anche il governatore Vito Bardi e i suoi assessori potrebbero fare la stessa cosa e che le somme da destinare potrebbero andare anche ai Comuni, come quello di Avigliano e Grassano che hanno già proceduto a stabilizzare i lavoratori, e che i lavoratori ex Tis e ex Rmi della categoria B, di Basilicata, adesso denominati LPU, che negli anni hanno sempre lavorato, hanno maturato capacità ed esperienze, avrebbero diritto a un contratto di lavoro e la politica e i politici possono trovare soluzioni congrue”.
Visto “che la stabilizzazione si può concretizzare sui comuni, come è stato fatto per i Comuni di Avigliano e Grassano, nonché nelle attività delle società partecipate della Regione Basilicata e degli enti strumentali, così da togliere tutti i lavoratori che hanno acquisito capacità e competenze dallo stato di precarietà vissuto da decenni, dopo aver fatto peraltro anni e anni di formazione”, CUB propone “ai Sindaci dei Comuni della Basilicata di farsi avanti presso la Regione Basilicata e il dipartimento regionale dell’Assessorato alle Attività Produttive con eventuali deliberati di Giunta e/o di Consiglio Comunale o con atti formali propedeutici a sostegno dei Lavoratori di Pubblica Utilità presenti nei 131 Comuni della Basilicata”.
Lo comunicano per la CUB (Confederazione Unitaria di Base) e Per il Comitato e il Coordinamento dei Lavoratori di Pubblica Utilità di Basilicata, Donato Auria e Rosanna Gagliardi.

