Una vicenda singolare, che se non fosse tragicamente vera sarebbe tutta da ridere: un atto disciplinare destinato a un poliziotto penitenziario, in servizio nella Casa Circondariale di Potenza e residente in un comune del Salernitano, è stato notificato, il 25 agosto scorso, dai Carabinieri presso il Comune di residenza dell’agente. A disporre il coinvolgimento dell’Arma è conseguenza di
cereuna precisa richiesta del direttore del carcere di Potenza, Paolo Pastena. Il SAPPE chiede ora al Ministero della Giustizia una immediata inchiesta amministrativa per accertare responsabilità e ragioni di una scelta definita «inaccettabile e obbrobriosa».
La vicenda appare ancora più grave alla luce delle disposizioni dello stesso DAP. La circolare del 13 aprile 2012 stabilisce infatti precise modalità per la notificazione degli atti disciplinari: consegna a mani proprie e, ove impossibile, raccomandata con ricevuta di ritorno o, in via residuale, affissione all’albo dell’ufficio, tutelando la riservatezza dell’interessato.
«A questo punto il problema ha un nome e un cognome: la scelta di mandare i Carabinieri a casa di un poliziotto penitenziario sarebbe stata del direttore del carcere di Potenza – denuncia Donato CAPECE, segretario generale del SAPPE –. E allora chiediamo al Ministero: sulla base di quale disposizione è stata presa questa decisione? Chi ha autorizzato una modalità di notifica che non risulta contemplata dalle procedure indicate dal DAP?».
«Siamo davanti a una situazione paradossale – prosegue –. Per notificare un atto disciplinare a un appartenente alla Polizia Penitenziaria, l’Amministrazione penitenziaria decide di utilizzare un’altra Forza di polizia e di mandarla direttamente a casa del dipendente. Una scelta che, soprattutto in una piccola comunità, può inevitabilmente alimentare voci, sospetti e persino derisione, con evidenti rischi per l’onorabilità del collega».
Il SAPPE ricorda che il fatto contestato risale al 25 maggio 2026, la nomina del funzionario istruttore è del 20 giugno, l’atto di contestazione del 4 luglio, mentre la notifica attraverso i Carabinieri è avvenuta il 25 agosto: «Chiediamo al Ministro della Giustizia una immediata ispezione amministrativa presso il PRAP di Bari e alla Casa Circondariale di Potenza – conclude Capece –. Bisogna accertare chi abbia disposto questa procedura, perché sia stata scelta e se siano state violate le disposizioni del DAP sulla notificazione e sulla tutela della riservatezza. Non è accettabile che un poliziotto penitenziario venga trattato come se fosse destinatario di un provvedimento giudiziario da notificare attraverso una pattuglia sotto casa. Le regole dell’Amministrazione non possono essere interpretate a piacimento e la dignità del personale non può essere sacrificata sull’altare di una burocrazia che, in questo caso, sembra aver perso completamente il senso del limite».


Domenico
Quale sarebbe l’accusa, mossa al poliziotto penitenziario, vista l’irritualità della notifica?