Entro un decennio la situazione previdenziale in Italia potrebbe determinare un’emergenza sociale. Ad attestarlo è l’organizzazione datoriale Unsic, membro del Cnel, il cui Ufficio comunicazione
Sarà proprio la netta prevalenza del regime contributivo puro, introdotto dalla Riforma Dini (legge n. 335/1995) ed esteso pro quota a tutti i lavoratori dal 2012 con la Riforma Fornero, a spingere verso il basso l’importo delle pensioni rispetto al sistema precedente, del resto in linea con gli scopi delle riforme.
“Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri – spiega DomenicoMamone (nella foto in pagina), presidente dell’Unsic. “A ciò si sommano i cambiamenti produttivi, con lo scemare di quelle industrie che hanno garantito carriere lunghe e stabili, e il dato demografico: l’aumento di numero dei pensionati peserà maggiormente sulle casse pubbliche. Considerando che i pensionati costituiscono attualmente una buona ‘cassaforte’ per molte famiglie, la tendenza rischia di mandare in crisi radicati equilibri sociali”.
Pensioni e territori
L’Unsic stima che il problema sarà più accentuato nel Mezzogiorno, dove gli importi medi delle pensioni mensili sono già di circa 350 euro inferiori a quelli del centronord. E tra le categorie sarà penalizzato soprattutto chi va in pensione prima, come i militari in genere a 60 anni, in quanto il coefficiente di rivalutazione, legato all’età, sarà più basso. Altro tema è la forbice tra donne e uomini, con questi ultimi che godono di pensioni mediamente più alte di 6mila euro annui. Ma quali regioni registrano le pensioni lorde medie più alte e quali, al contrario, hanno assegni lordi più bassi?
Al primo posto, con media di circa 25.500 euro, troviamo la Lombardia, che risente ovviamente di un tessuto produttivo caratterizzato da industria e finanza in grado di garantire storie contributive basate su retribuzioni medie più alte e carriere lavorative stabili e continue. Agiata, in particolare, l’area metropolitana di Milano e la fascia pedemontana.
Sedicesima la Basilicata (circa 19.200 euro). Diciassettesima la Campania (circa 18.400 euro) che risente storicamente dell’elevata incidenza di prestazioni assistenziali.
redazione