Il diritto alla salute resta scritto nella Costituzione, ma per una quota crescente di cittadini lucani rischia di trasformarsi in un diritto condizionato dal reddito, dalla disponibilità economica e,
soprattutto, dalla possibilità di sopportare liste d’attesa sempre più lunghe. È questa l’immagine che emerge dal nuovo report della Fondazione Gimbe, diffuso alla vigilia del confronto sulla Legge di Bilancio 2027: il Servizio sanitario nazionale continua a perdere terreno e la Basilicata, già alle prese con le difficoltà dell’assistenza territoriale e con una popolazione dispersa in numerosi piccoli comuni (molti con pochi medici di famiglia) avverte in maniera particolarmente pesante le conseguenze della crisi.
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è scesa al 6,2% del Pil, contro il 6,3% dell’anno precedente. Un arretramento che assume un significato ancora più evidente se letto insieme ai dati sulle rinunce alle cure. Nel 2024 sono stati infatti 5,8 milioni gli italiani costretti a rinunciare a visite specialistiche o esami diagnostici, per ragioni economiche oppure a causa di tempi di attesa considerati insostenibili.
In Basilicata il dato indicato nei report sulla sanità della Fondazione Gimbe è altrettanto preoccupante: circa 60mila cittadini lucani avrebbero rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie, tra visite specialistiche ed esami diagnostici. Un numero che supera il 10% dell’utenza del Servizio sanitario regionale e che fotografa una vera e propria emergenza sociale.
Dietro le statistiche ci sono persone che rinviano controlli, accertamenti e diagnosi, con il rischio che un problema inizialmente affrontabile diventi più grave e complesso. È il paradosso di un sistema che, pur fondato sul principio dell’universalità dell’assistenza, finisce per produrre differenze sempre più marcate tra chi può rivolgersi al privato e chi, invece, è costretto ad attendere o addirittura a rinunciare.
Il tema è destinato ad alimentare anche il confronto politico regionale. Le opposizioni considerano il dato delle rinunce alle cure un campanello d’allarme grave e l’ennesima conferma delle difficoltà attraversate dalla sanità lucana. Sullo sfondo restano le liste d’attesa, la carenza di personale, le difficoltà di accesso ai servizi nelle aree interne e la necessità di rafforzare la medicina territoriale.
Fonte: Nuova del Sud


Dr. Giuseppe Giannini
Un quadro che rappresenta bene la fine del welfare state. La voce di spesa più grande per le regioni è data dalla spesa sanitaria. Dietro spesso si nascondono favori a case farmaceutiche ed eccesso di prescrizioni. Infatti, abbiamo visto di recente che la Basilicata ha sforato il tetto di spesa. Tuttavia, al di là degli eccessi, se le persone rinunciano a curarsi, e parliamo sempre di persone con redditi da lavoro o da pensione, e perché siamo talmente impoveriti che non possiamo permetterci più nulla. A differenza dei governi, i nostri tagli sono necessitati dai redditi, mentre quelli degli esecutivi da volontà politiche. Si preferisce finanziare il privato, le spese militari, e detassare i grossi patrimoni. L’aspettativa di vita si è allungata? e la qualità della stessa?
Domenico
Il problema non è la spesa, ma come si spendono i soldi della sanità, spesso appannaggio delle cliniche private. E’ in funzione di queste ultime che si ostracizza il SSN, che si salva solo ricorrendo ai medici cubani.