
Come viene definito il coefficiente UEFA
Il coefficiente per nazione somma i risultati ottenuti da tutte le squadre di un paese nelle coppe europee, calcolati su una media mobile che copre le ultime cinque stagioni. Ogni vittoria, ogni pareggio, ogni turno superato genera punti, ma non per il club che li ha ottenuti: per l’intera federazione di appartenenza.
Il rendimento di una squadra di metà classifica alla sua prima, timida esperienza in una coppa minore, ha quindi un peso reale sul destino di tutte le altre squadre del proprio paese che puntano a qualificarsi alle competizioni europee, contribuendo a costruire la posizione in classifica che deciderà quanti posti saranno assegnati al campionato l’anno successivo. Una dinamica che ha portato nel tempo a numerose critiche rivolte alle scelte strategiche della UEFA da parte di professionisti, titolari di club e tifosi.
Inoltre, più alto è il prestigio del torneo in cui si gioca la partita, maggiore è l’impatto numerico sul coefficiente. Il ranking UEFA assegna punti attraverso più meccanismi contemporaneamente:
- punti per vittorie;
- punti per pareggi;
- bonus per la qualificazione a determinate fasi;
- bonus per il raggiungimento degli ottavi, quarti, semifinali e finale;
- modalità di calcolo che possono essere modificate da una stagione all’altra.
Questo implica che le favorite e sfavorite della Champions League già dalla fase preliminare hanno un impatto importante sulle chance sportive ed economiche proprie e di altre squadre.
Perché la continuità vale più dei singoli risultati
Tra gli aspetti più ostici da comprendere nel funzionamento del coefficiente UEFA c’è l’importanza dei risultati raggiunti nel lungo termine. Per stabilire il valore, viene calcolata la media nei cinque anni dei risultati ottenuti da tutte le squadre appartenenti a una specifica federazione. I risultati che possono verificarsi in via eccezionale per un solo anno non hanno quindi un impatto enorme sul resoconto finale.
Questo significa che un campionato che riesce a tenere competitive più squadre contemporaneamente accumula nel tempo un vantaggio superiore rispetto a un movimento che concentra tutte le proprie energie su un singolo club.
Il coefficiente ha un impatto diretto sui posti che spettano a ciascun paese nelle competizioni europee della stagione successiva e stabilisce anche con quale modalità le squadre accederanno alle competizioni europee, ossia se uno slot guadagnato prevede percorsi di qualificazione agevoli, con meno turni preliminari o di altro tipo.
Da questo ne deriva un meccanismo che si autoalimenta. Più squadre partecipano alle coppe, maggiori sono le occasioni di accumulare punti; al contrario, se il coefficiente cala, si riducono le possibilità di risalire la classifica.
Non è un’invenzione italiana, ma uno studio internazionale
Il meccanismo si inserisce in un filone di ricerca più ampio, quello dedicato ai sistemi di classificazione e ranking applicati allo sport, un ambito che negli ultimi decenni ha conosciuto uno sviluppo notevole, complice la crescente disponibilità di dati storici su cui costruire modelli statistici sempre più raffinati. Diversi lavori hanno analizzato la capacità predittiva di questi sistemi rispetto ai risultati sportivi effettivi, evidenziando pregi e limiti dei meccanismi basati su medie pluriennali, un tema che, oltre agli sportivi, ha attirato l’attenzione anche di economisti, imprenditori e appassionati.
Uno dei problemi più evidenti è l’atteggiamento conservativo, volto a premiare squadre che hanno già un numero elevato di partecipanti alle competizioni europee. Questo potrebbe causare un calo del livello di gioco effettivo e della proposta sportiva in Europa, con una conseguente difficoltà nel piazzamento del prodotto europeo rispetto a quello di altri continenti in forte crescita.
Un motivo in più per guardare anche le partite “minori”
Avere un occhio di riguardo al funzionamento stesso del sistema di ranking, non solo permette di dare maggiore rilevanza alle partite “minori”, ma consente anche di avere uno sguardo critico su un sistema che, sul lungo termine, potrebbe rivelarsi poco funzionale alla sussistenza stessa del calcio europeo.
Un turno preliminare apparentemente ininfluente, giocato da una squadra di metà classifica in una sera qualunque di fine estate, può contribuire silenziosamente a costruire il futuro competitivo dell’intero movimento.
Una logica poco lungimirante nella definizione del ranking europeo può portare a un calo dell’interesse del pubblico e al ridimensionamento di una filiera che a oggi trova il suo massimo esponente proprio nel calcio europeo.