In Basilicata la fuga dei laureati costa 200 mila euro per ognuno

I risultati di ‘Basilicata: Reshoring Talents’ con dirigenti, imprenditori, manager lucani

Perdere un singolo laureato significa per la Basilicata una perdita netta di 200.000 euro, a cui vanno aggiunti i costi indiretti legati al calo della qualità della vita, della sanità e dei servizi essenziali che derivano dalla perdita di competenze, con conseguente rischio di desertificazione. E’ questo uno dei risultati emersi dal progetto “Basilicata: Reshoring Talents”, azione strategica di Fondirigenti, condotta da Federmanager Basilicata e Confindustria Basilicata in collaborazione con Basilicata Press e Federmanager Academy, che ha lavorato sulla cosiddetta “fuga dei talenti”.

Sono state una settantina le interviste fatte a dirigenti, imprenditori e manager lucani (senior e junior) che vivono e operano in regione da un team coordinato dal professor Salvatore Garbellano.

La Basilicata – da taluni – è stata descritta come una “grande Rsa”, un “deserto” o una “terra di anziani”; da altri, specie dagli intervistati più giovani una possibile “Silicon Valley italiana” o un “Hub strategico del Mediterraneo”. Per invertire la tendenza e incentivare il ritorno dei talenti, le priorità sono quelle infrastrutturali, non solo opere fisiche, ma anche sociali e digitali. In particolare, sono ritenuti fondamentali i trasporti e la mobilità, servizi sanitari efficienti, asili nido e scuole per l’infanzia ritenuti “strumenti essenziali per contrastare il calo della natalità”. I giovani manager chiedono una maggiore efficacia e velocità di risposta istituzionale, troppo spesso frenata dalla burocrazia.

La richiesta collettiva è chiara: “una pianificazione strategica adeguata che metta a sistema eccellenze locali, università e centri di ricerca per creare un ecosistema attrattivo”. “Basilicata: Reshoring Talents” ora rivolgerà le sue domande a manager che vivono fuori regione e all’estero, nonché verso opinion leader in grado di raccontare la propria visione della Basilicata di oggi e di quella del futuro.

Fonte: ANSA

3 comments

  1. Saverio Romeo

    Lo sapevamo 30 anni fa quando da laureato in ingegneria andai a lavorare a Milano. Lo sapevamo 25 anni fa quando lavoravo a Bruxelles. Lo sappiamo adesso quando nelle mie classi all’università a Londra ci sono ventenni italiani, non solo del Sud. Quindi o questo problema è irrisolvibile e quindi bisogna farsene una ragione ed adeguarsi ad un cambiamento demografico della Basilicata e disegnare una regione che si ridisegna o non ci si vuol dire che siamo in un passaggio vitale della regione, “o la vita o la morte”, e quindi vi è bisogno di una collaborazione cross-partitica per riflettere dove si va e come si vuol andare. Questo vivere “con il dolore della partenza” e con l’ennesimo momento di tristezza corroborato dalle statistiche è oramai inutile.

  2. Ernesto

    Ancora credete in questa Regione? Non vedo cosa possa offrire? Ovviamente la colpa non è della politica ma del suo popolo che non vede lontano e non si ribella. È una regione senza infrastrutture degne di questo nome, dove si danno incentivi a pioggia a chi non crea ricchezza, dove piace costantemente autoreferenziarsi con chiacchiere e chiacchiere, mentre mancano i servizi essenziali. Sembra di essere in uno Spettacolo Virtuale dove aimé la realtà supera la fantasia.

  3. Dr. Giuseppe Giannini

    È inutile ribadire quanto detto in questi decenni. Alla classe dirigente non interessano laureati e competenze, tanto meno offrire servizi di base e opportunità ai residenti. Loro hanno bisogno di porta voti da raccomandare e carne giovane da sfruttare per mezzo di incentivi, detassazioni e bonus. Nessun intervento strutturale (fondi comunitari, royalties, PNRR) per una regione che, tra pochi decenni vedrà la sua popolazione dimezzata e tanti pensionati. Di questi solo in pochi riusciranno a fare fronte alle spese essenziali, rinunciando al cibo di qualità e alle cure. Tutti gli altri potranno scordarsi di avere una pensione vicina alla minima. E i maggiorenni attuali sino agli anta,e le generazioni future, nemmeno potranno sognarla, anche a causa dell’ intelligenza artificiale. D’altro canto il governo nazionale ha deciso che le aree interne saranno abbandonate al loro destino. E così la Basilicata, ricca per i colonizzatori, a parte Matera, che si avvicinerà sempre più alla Puglia, e i luoghi per il turismo estrattivo, sarà il brand dei luoghi fantasma.

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