I giovani riscoprono la Poesia. Presentata al Liceo scientifico “Pier Paolo Pasolini” di Potenza, la silloge poetica “Dove cade lo sguardo”, opera prima di Mara Lombardi   

In un’epoca buia come quella attuale, soggiogata dall’algoritmo dell’intelligenza artificiale e contrassegnata da genocidi, sconvolgimenti geopolitici e cambiamenti climatici che seminano distruzione e morte, assistere alla presentazione di un libro di poesie, per giunta scritto da una teenager non ancora maggiorenne, è come entrare in una sorta di “comfort zone” lontana dalle brutture di questi tempi travagliati. Noi, questa zona di conforto, l’abbiamo trovata all’interno del rinomato Liceo scientifico “Pier Paolo Pasolini” di Potenza.  E’ lì che, la sera del 15 marzo scorso, alla presenza del Dirigente scolastico, prof.ssa Tiziana Brindisi, della prof.ssa Rocchina Pacella, docente di Lettere, Marco Rafaniello, scrittore, degli studenti Matteo Sileo e Ludovica Mecca, l’autrice Mara Lombardi, frequentante il 4° anno di tale scuola, ha mostrato coram populo il frutto finale del suo lavoro creativo. A moderare il dibattito culturale ci ha pensato il dr. Antonio Leone, titolare della Poeto edizioni, casa editrice emergente molto vicina al mondo giovanile, che ha pubblicato, per l’appunto, la silloge poetica “Dove cade lo sguardo” (2025, euro 12) della 17enne potentina. Al cospetto di una nutrita platea qualificata, occupante ogni posto disponibile dell’ampia palestra scolastica, trasformata in auditorium pro tempore,  accompagnato dalle note musicali  di Giovanna Santarsiero, l’editore ed editor, nell’inusuale veste di presentatore, ha introdotto le letture live di alcune composizioni di Mara Lombardi, ad opera di Patric Viggiani e Lucia Sabia ( gli stessi che le leggono inquadrando l’apposito QR code in fondo al libro), non prima, però, di tratteggiare un breve profilo dell’autrice, dicendo con un certo orgoglio: << Ho conosciuto Mara Lombardi un anno fa, quando mi ha contattato proponendomi  di curare la pubblicazione dei testi che oggi sono parte della raccolta “Dove cade lo sguardo”. E’ stata una  collaborazione particolare: Mara è infatti l’autrice più giovane che seguo (…).

Leggere le sue poesie è stato come entrare in una  dimensione di attenzione, di cura, di raccolta (…). Lavorare con lei, è stato come accettare un invito a camminare in un giardino di opposti: un luogo dove la fragilità non è debolezza, ma una forma superiore di coraggio>>. Subito dopo, un toccante intervento dello scrittore ipovedente Marco Romaniello, che ha “illustrato” le doti della Lombardi, facendo una breve analisi testuale delle poesie raccolte, ironizzando sul concetto di “sguardo” per uno nella sua condizione, costretto a “vedere con le mani”. A seguire, la prof.ssa Rocchina Pacella, che è la docente di italiano della Lombardi, oltre che prefatrice del suo libro, ha affermato che : “La poesia è il contrario della disumanizzazione (…)”, dando poi lo spazio ad alcuni suoi studenti, colleghi di Mara, che hanno letto qualche altra lirica, con l’entusiasmo tipico della loro età. A questo punto, la curiosità ci ha suggerito una domanda spontanea con significato di elogio implicito, alla raggiante protagonista della serata: “Premesso che, essendo l’Italia la patria di Orazio, Virgilio, Catullo, Dante, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Pascoli, Carducci, Deledda et alii, è difficilissimo fare Poesia, apprezzo molto giovani e vecchi che, all’improvviso, per qualche motivo,  decidono di percorrere le vie di questa nobile arte, anche se è un percorso difficile, irto di difficoltà, che, sfortunatamente, non produce reddito. A lei, che cosa l’ha spinta a cercare di acquisire lo status di poetessa?” La risposta della ragazza, un po’ colta di sorpresa, è stata: “E’ accaduto tutto all’improvviso, infatti, proprio come ha detto Lei. Ero in 1^ liceo e leggendo Giacomo Leopardi mi sono chiesta: perché non provarci anch’io? Così è nata “Una vita in bilico”, la mia prima poesia. L’ho mandata ad un concorso di Poesia e vedere il mio componimento selezionato, premiato e pubblicato tra tantissimi partecipanti è stato un momento che ha cambiato qualcosa in me”.

La manifestazione, ben organizzata sotto ogni punto di vista, si è avvalsa della collaborazione di Noemi Di Tolla, Francesca Di Tolla, Alessia Russillo, BOOM Scuola di Musica e del videomaker David Albano. Ad incorniciare la serata magica ha provveduto, dulcis in fundo, prima del lauto buffet finale, il maestro Christian Sassano, illusionista del Coro degli Artisti (frequentato anche dalla stessa Lombardi), che si è esibito in un misterioso gioco di prestidigitazione, lasciando tutti a  bocca aperta per lo stupore. Tornando al libro, con un editing quasi perfetto, ciò che colpisce è la prefazione della prof.ssa Pacella (pagg. V-VII), che esordisce affermando: “ Ho amato leggere la poesia di Mara Lombardi, uno Sturm und Drang minimalista ( se può passare l’ossimoro) quasi prosimetro, racconto per immagini e narrazione di esistenza vissuta o immaginata”.

Condividiamo questa analisi, a patto che l’ardito accostamento, ancorché ”minimalista”, con il famoso movimento letterario tedesco, in voga nel XVIII sec., viziato dall’assenza del distacco emotivo tra docente e discente, venga inteso come una iperbole, tant’è che, dopo aver scrutato attentamente tutti i versi delle 40 composizioni della silloge, possiamo evincere che la Lombardi, in effetti, è tutt’altro che una Stürmerin ( non mostra alcuna affinità elettiva con il titanismo e la ribellione dei personaggi di Goethe, Schiller et al.), e la sua poetica, di formazione, è l’emblema della semplicità. Infatti, a parte la tautologia del 4° verso nella 1^ strofa della poesia “S’abbandonava” (pag. 10): “S’abbandonava alla morte,/appassionato/dall’immensità del cielo/sopra sovrastante (…)”, non si notano barbarismi/forestierismi, sofismi, slangs ed intercalari, né arzigogoli ed oscenità del corrivo linguaggio contemporaneo. Il registro linguistico si attesta su un livello medio, ciò che lo rende accessibile a qualsiasi fattispecie di lettore. Data la giovane età dell’autrice, stile e stilemi non sono ancora ben definiti, anche se la versificazione, icastica, propende per il blank verse, con largo uso dell’enjambement di ispirazione leopardiana, dove emergono talvolta brevi cenni di Ermetismo e Fonosimbolismo. Singolare appare il distico a pag. 41 “Non chiamatemi”: <<Non tutte le poesie  sono scritte da poeti,/ perciò non chiamatemi poetessa>>. Si tratta di falsa modestia,  excusatio non petita, o paura (?),  come rivela nella sua “confessione” a pag. 44: <<L’ho incontrata/ una sera qualunque/quando i miei passi/ si perdevano/senza sapere dove andare./ Non aveva volto,/né voce,/ma stava lì, davanti a me,/ferma./ Si limitò a guardarmi/con quegli occhi/ che sembravano i miei./ Provai ad andarmene,/ma i piedi /non seguirono il mio pensiero. /(…) Da allora cammina con me, /senza dire nulla, /senza andarsene mai davvero. (…)>>.  Già, la paura: un turbamento che bisogna sconfiggere a tutti i costi, prima che diventi patologia. Intanto, auguriamo ad maiora o, detto con la lingua di Goethe e Klinger: toi, toi,toi, a questa simpatica e talentuosa rappresentante della “Generazione Z” con un futuro promettente davanti a sé. L’Ansatzpunkt  depone a suo favore.

Prof. Domenico Calderone

1 comments

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    Complimenti alla giovane poetessa e al recensore prof. Domenico Calderone, che come sempre, ci illustra, con dovizia di particolari, il tema trattato. Dice bene il prof., in questi tempi barbari, trovare qualcuno in grado di condurci su un’ isola felice – la poesia – , dove riscoprire la bellezza dell’arte, è l’unica ancora di salvezza che abbiamo per restare umani.

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