Dopo la condanna di un anno fa a due mesi di reclusione dalla sezione penale Tribunale di Potenza con l’accusa di minacce aggravate nei confronti di un uomo di Vietri di Potenza (qui disponibile l’articolo di Melandronews.it in riferimento alla condanna, pubblicato in data 31.1.2025), la Corte di Appello, a seguito del ricorso proposto, ha riformato la sentenza ed assolto l’uomo nel giudizio di secondo grado.
Ricordiamo che la persona offesa nel procedimento penale è la moglie del sindaco di Vietri di Potenza, per fatti che fanno riferimento al 24 agosto 2019, giorno del matrimonio dei due coniugi, e di un periodo antecedente che ha visto la pubblicazione sui social di una serie di post social minacciosi, tanto poi da sfociare – secondo la tesi del denunciante e poi dell’accusa – a creare problemi il giorno del matrimonio da parte dello stesso autore dei post social.
Secondo il capo di imputazione – che partiva dal reato di violenza privata, trasformato poi nel reato di minaccia – il giorno del matrimonio “l’uomo parcheggiava la sua in una stradina davanti all’abitazione della sposa, inibendo quindi il passaggio per recarsi in chiesa e sposarsi”.
Il giorno del matrimonio – venne ricostruito durante le fasi processuali – si rese necessario l’intervento della Polizia Locale e dei Carabinieri per far rimuovere l’auto che l’uomo aveva – secondo l’accusa – volontariamente parcheggiato ostruendo un vicoletto a pochi metri dalla porta di casa della sposa.
Dai post si è poi passato alle denunce e successivamente alla condanna in primo grado, dopo le indagini che vennero portate avanti dal Pubblico Ministero Sarah Masecchia. Il verdetto di condanna venne emesso il 29 gennaio 2025, quello di assoluzione in Appello nella giornata di ieri, 3 febbraio 2026, con la lettura del dispositivo di sentenza cosi motivanto: “assolto dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste”.
L’oggetto dell’appello e del procedimento di secondo grado riguardava l’errata qualificazione del reato: l’uomo era stato imputato per il reato di violenza privata, mentre la condanna di primo grado ha riguardato la minaccia aggravata. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni: successivamente la parte offesa potrà valutata l’eventualità di un ricorso in Cassazione per un nuovo grado di giudizio.
Claudio Buono

