Riceviamo e pubblichiamo una denuncia a mezzo stampa a firma di OSA Potenza con Potenza Basilicata Pride, sottoscritto e a sostegno da PBP e Matera Rumore nei confronti di OSA Potenza, relativamente a due episodi che si sarebbero verificati ieri a Potenza, al Teatro Stabile e al Liceo Classico. Ecco la nota integrale.
Ieri, 27 gennaio 2026, in occasione della Giornata della Memoria, si sono verificati due episodi che riteniamo di estrema gravità e che sentiamo il dovere e la necessità di raccontare. Il primo episodio si è verificato in mattinata, durante un incontro istituzionale organizzato dalla Prefettura presso il Teatro Stabile di Potenza, iniziativa rivolta allə studentə e alla cittadinanza. L’incontro si è configurato, dal nostro punto di vista, come una commemorazione puramente rituale e nozionistica, priva di una reale riflessione critica o di un’attualizzazione del significato storico della Giornata della Memoria, se non per pochi, sporadici e isolati interventi.
In alcuni interventi, seppur pochi, si è fatto riferimento al presente, e in un numero ancora minore di casi si è menzionato il genocidio a Gaza e la situazione in Palestina. La maggior parte degli interventi, invece, è risultata priva di qualsiasi legame concreto e pratico con l’attualità. Sul palco erano presenti rappresentanti delle istituzioni e studentə del liceo “W. Gropius”, del liceo classico e di altri istituti superiori della città di Potenza. Durante la cerimonia sono state citate genericamente tutte le guerre e tutti i popoli oppressi nel mondo, svuotando però questa ricorrenza del suo significato più profondo: quello di monito universale contro ogni forma di guerra, violenza sistemica e sterminio. Riteniamo che la Giornata della Memoria debba avere un valore civico, politico e realmente concreto, e non ridursi a un mero adempimento formale, a una casella da spuntare sul calendario.
Durante l’incontro, un nostro compagno, L., studente del liceo “W. Gropius”, ha espresso pacificamente il proprio dissenso sventolando una kefiah da uno dei palchetti del teatro. Per questo gesto non violento, L. è stato inizialmente indicato da qualcuno nel pubblico e successivamente trascinato fuori dal palchetto nei corridoi da agenti della Digos e della Polizia con toni aggressivi e, come raccontato dallo stesso ragazzo, intimidatori. L. è stato afferrato per un braccio e ammonito per il fatto che “non fosse il luogo o il contesto adatto”. Alla sua legittima domanda — «Quale reato ho commesso?» — gli è stato risposto che quel simbolo “non c’entrava nulla” e che qualcuno avrebbe potuto sentirsi offeso. A L. è stato inizialmente impedito di parlare; ogni sua contestazione è stata ignorata, continuando a sostenere che il dissenso manifestato fosse fuori luogo, ed è stato infine identificato verbalmente dalle forze dell’ordine, con una notevole pressione psicologica.
Azione questa che può avere significative ricadute sulla salute mentale e sulla stabilità del nostro collega di studi, oltre che come ha raccontato lui stesso averlo intimorito e messo in una condizione di disagio.
Il secondo episodio della giornata, di non minore gravità, è avvenuto parallelamente presso il liceo classico “Q. Orazio Flacco” di Potenza. In quella sede, lə studentə hanno organizzato un presidio nel cortile della scuola in occasione della Giornata della Memoria, attraverso una riflessione attualizzata, schierandosi contro l’imperialismo, il sionismo e contro tutti i genocidi oggi invisibilizzati, tra cui quello in Palestina. Il presidio si è svolto con l’esposizione di uno striscione e la realizzazione di un discorso al megafono; si è svolto pacificamente e si è concluso prima della fine della prima ora di lezione; successivamente, tuttə lə studentə sono regolarmente entratə in classe per seguire l’attività scolastica. In seguito, venuto a conoscenza dell’iniziativa, il preside ha identificato lə studentə coinvolte — alle quali ha poi rivolto toni violenti e denigratori minacciando provvedimenti disciplinari — attraverso una foto ricevuta da un professore non meglio specificato, dopo che alcuni si erano rifiutati di fornirgli i nomi dei presenti. In primo luogo, è stato contestato il luogo del presidio, nonostante in passato si siano sempre svolte iniziative analoghe nello stesso cortile e senza che fosse mai stata richiesta alcuna autorizzazione; in secondo luogo, la contestazione è proseguita attraverso la convocazione diretta di singoli individui per ottenere informazioni.
Durante le ore successive di lezione, un nostro compagno, R., è stato convocato in quanto individuato come principale responsabile del presidio per aver realizzato il discorso con il megafono, ed è stato costretto ad attendere per oltre un’ora davanti all’ufficio del preside. Una volta ricevuto, gli sarebbero state rivolte, con toni aggressivi, intimidazioni finalizzate a ottenere i nomi dellə partecipanti al presidio.Al suo rifiuto, sia R. sia il rappresentante d’istituto, G., si sono assunti la responsabilità dell’iniziativa.
Il preside ha rifiutato di ricevere il rappresentante d’istituto, apostrofandolo con insulti quali “maleducato” e “scostumato” e arrivando a dichiarare: «Tu mi rappresenti sto cazzo». Rivolgendosi poi a R., ha affermato: «Chi cazzo sei tu?», intimandogli nuovamente di convocare tuttə lə altrə studentə che avevano partecipato all’iniziativa. Lə studentə ricevutə sono statə minacciatə di sanzioni disciplinari e, alla richiesta di coinvolgere l’Organo di Garanzia, il preside ha risposto: «Chiamate chi cazzo volete».
Successivamente, il rappresentante d’istituto è stato minacciato di espulsione — un provvedimento che il preside non ha titolo di adottare — e a entrambi lə studentə è stato comunicato che il preside non avrebbe più voluto intrattenere alcun rapporto “preside– studente” con loro, venendo così meno, riteniamo, al suo compito di garante dei diritti, della partecipazione e della libertà di espressione della comunità studentesca e di responsabile della formazione culturale dellə allievə.
Alla luce di quanto accaduto, ci interroghiamo sulla legittimità di questi procedimenti, sull’abuso di potere esercitato e sul clima repressivo che si continua a instaurare all’interno — e all’esterno — delle scuole. Ci chiediamo come sia possibile che, ancora nel 2026, le scuole e i luoghi di cultura e di confronto possano trasformarsi in spazi di controllo e intimidazione, in cui la libera manifestazione del pensiero non violenta viene trattata come un problema di ordine pubblico e ogni presa di posizione critica viene repressa o criminalizzata attraverso pratiche autoritarie e denigratorie.
Oggi volevamo ricordare ciò che è stato, affinché non accada più e cessi di accadere, anche sotto altre forme, non meno pericolose, dove sta accadendo come certificato dall’ONU.
Comunicato stampa a firma di OSA Potenza con Potenza Basilicata Pride, sottoscritto e a sostegno da PBP e Matera Rumore nei confronti di OSA Potenza

