Basilicata, economia. Per il PIL lucano le previsioni sono nere

Secondo la Cgia di Mestre la Basilicata si prepara a un 2026 caratterizzato da una preoccupante stagnazione economica: la regione infatti si posiziona al penultimo posto della classifica nazionale per crescita del Pil. Si tratta di una previsione, tuttavia colpisce il fatto che secondo le stime della CGIA di Mestre, la Basilicata registrerà quest’anno un incremento della ricchezza prodotta di appena lo 0,25%, un dato che è significativamente inferiore alla media nazionale dello 0,7%. Il rallentamento è evidente soprattutto se confrontato con il +0,48% registrato nel 2025, segnalando così  una perdita di slancio del sistema produttivo lucano.

A livello territoriale non va poi tanto meglio, con le maggiori città della Basilicata  che, stando alle stime di Cgia, saranno di fatto tra le ultime d’Italia. La provincia di Potenza figura infatti al novantaseiesimo posto su centosette della graduatoria previsionale e mostra una tenuta leggermente superiore, segnando un +0,28%, mentre Matera fatica maggiormente fermandosi a un esiguo +0,18% che la relega ancora più indietro, in posizione numero centodue. Nonostante il recupero del 2,24% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019, la Basilicata non riesce ad agganciare la ripresa delle regioni trainanti.

PIL LUCANO: IL CONFRONTO CON IL MEZZOGIORNO E IL RESTO D’ITALIA

Questa “maglia nera” sfiorata, che è evitata solo grazie al dato lievemente peggiore riportato dalla Calabria, evidenzia probabilmente la necessità di interventi strutturali urgenti per ridare slancio all’economia locale. Anche se il Mezzogiorno ha una previsione di crescita (+0,51) sensibilmente più bassa rispetto al Nord Ovest (+0,71%), al Nord Est (+0,72) e al Centro Italia (0,68) il dato lucano non può essere confuso con un generale rallentamento del sud poiché regioni limitrofe come la Campania (che è sesta nella graduatoria di Cgia) e la Puglia (tredicesima) godono di stime di crescita decisamente più favorevoli (rispettivamente +0,72 e +0,54%). Il rischio suggerito dai numeri è che la regione resti confinata in una crescita marginale, lontana dai ritmi necessari per garantire sviluppo e occupazione.

LE LOCOMOTIVE DELLA CRESCITA NAZIONALE

La testa della classifica nazionale, del resto,  impone un alto passo nella crescita.  Se a livello regionale nell’anno che si è appena concluso lo sviluppo del nostro Paese è stato trainato principalmente dal Veneto (+0,66% rispetto al 2024), per l’anno in corso si prevede che la locomotiva del Paese sarà invece l’Emilia Romagna (+0,86 sul 2025), che ha effettuato il sorpasso. Subito dopo si posiziona il Lazio (+0,78), quindi il Piemonte (+0,74), il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia (entrambe con il +0,73).

La prospettiva che quest’anno l’Emilia- Romagna possa crescere più di tutte le altre regioni italiane è riconducibile, secondo l’analisi prospettata da Cgia, alla tenuta del settore della metalmeccanica, dell’automotive e delle biotecnologie. «Senza contare – si legge ancora nel rapporto – che questa regione può contare su un mercato del lavoro solido, su investimenti pubblici mirati e su strategie per l’innovazione e l’export che hanno creato le condizioni per uno sviluppo che è destinato a consolidarsi anche negli anni a venire».

PIL LUCANO, IL DIVARIO NORD-SUD E IL CASO DELLA VIA EMILIA

Sempre in termini previsionali, quest’anno la crescita del Pil a livello provinciale più importante è prevista invece a Varese (+1%). Seguono quindi Bologna (+0,92), Reggio Emilia (+0,91), Biella (+0,90) e Ravenna (+0,89). Sebbene siano previsioni e le distanze tra i territori molto ravvicinate, torna a farsi sentire anche in questa circostanza il divario tra Nord e Sud, anche se il Mezzogiorno, secondo Cgia, dovrebbe contare su una crescita molto positiva della Campania e in particolare delle province di Caserta e Napoli.

Tra le 107 province monitorate in questa analisi, le uniche che parrebbero presentare una contrazione della crescita negativa rispetto al 2025 sono siciliane e sono, nello specifico, Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05). Guardando la graduatoria nazionale tuttavia c’è anche un altro dato che colpisce: ancora una volta il cuore dello sviluppo del Paese corre lungo la via Emilia. Nelle prime 15 posizioni a livello nazionale, ben 6 sono infatti occupate dalle province che sono ubicate lungo questa importantissima arteria stradale. E non può essere un caso.

CRITICITÀ STRUTTURALI DEL SISTEMA PAESE

La Cgia sottolinea infine che in Italia al netto degli anni del Covid (2020-2022), da oltre 20 anni la crescita rimane «sistematicamente inferiore alla media europea, segnalando debolezze profonde sul lato della produttività, dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del capitale umano».

Fonte: Il Quotidiano del Sud – Basilicata

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