I nomi bizzarri di alcune località italiane e non solo

Secondo censimenti recenti in Italia esistono oltre 8.000 luoghi classificati come comuni. A questa cifra corrispondono molte migliaia di toponimi, senza contare le frazioni. Nonostante la prevalenza di alcuni nomi comuni come Civita o Castel, i toponimi italiani sono il risultato di una storia linguistica e culturale estremamente ricca e complessa. Le loro radici affondano nell’antichità, con contributi da parte di popoli italici (come Etruschi, Celti e Sanniti) e di lingue prelatine.

Molti nomi derivano da quelli di fondatori (eponimi) o da possedimenti agricoli (prediali), mentre altri riflettono caratteristiche fisiche del territorio, come fiumi (idronimi), montagne (oronimi) o vegetazione (fitonimi). A questo si aggiungono le influenze del latino (visibili in suffissi come -ano e -ago), dei popoli germanici (con elementi come Fara o Gaggio) e delle dominazioni arabe (come in Marsala o Calatafimi), oltre ai nomi di origine romana (come Mediolanum, l’attuale Milano) e ai termini sviluppatisi nel Medioevo. Questa varietà linguistica e storica si traduce in una vasta gamma di nomi di località.

In mezzo a questa temperie di nomi ve ne sono alcuni decisamente buffi, per non dire ridicoli. Naturalmente ce ne sono molti e non è possibile citarli tutti, quindi verrà segnalato qualche esempio.

Paperino. Il nome di questo piccolo borgo nei paraggi di Prato non ha nulla a che vedere col simpatico papero di Disney, la versione più accreditata attribuisce il toponimo a una antica famiglia locale, i Paperini, ma si ipotizza anche un qualche tipo di legame con la lavorazione tessile, attività da sempre presente nella zona.

Purgatorio. Spostandosi dalla Toscana fino a scendere in Sicilia ci si imbatte in un toponimo legato a reminiscenze scolastiche. Naturalmente la località non è quella cantata dal sommo poeta: “dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno”, ma più prosaicamente un semplice paesino non lontano dalla magnifica costa trapanese, affiancato alla riserva dello Zingaro. Il nome lo si fa risalire alla presenza di un’antica chiesa dedicata alle “anime del purgatorio”.

Abbandonando per un momento la geografia a favore dei giochi, troviamo anche qui termini buffi e boccacceschi come nel caso della sorchetta o del bingo. La sorchetta è un gioco tipicamente natalizio molto amato a Roma e nel Lazio. Si gioca con un mazzo di carte italiane e l’obiettivo è quello di pescare per primi il Quattro di Denari (la “sorchetta”) vincendo così l’intera posta in palio. Il nome “Bingo” ha una genesi contadina, per cosiddire. Mutuato da un passatempo georgiano analogo alla tombola, era denominato originariamente “Beano”. Tale denominazione si ricollega all’uso di fagioli secchi (“bean” in inglese) impiegati dai partecipanti per marcare i numeri che venivano estratti sulle proprie cartelle.

A chiusura della breve carrellata di località dal nome buffo non può mancare Belsedere. Situato presso le magnifiche colline della Val d’Orcia, Belsedere non allude certo al fondoschiena ma a qualcosa del tipo “bel luogo per risiedere” e in effetti la località colpisce per l’estrema piacevolezza del paesaggio circostante.

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