Quell’incidente sul lavoro non è dovuto a mancanza di controllo o di non applicazione delle norme di sicurezza. Per questo motivo, il Tribunale di Potenza – in primo grado – ha assolto due persone, rinviate a giudizio a seguito della morte di un operaio abruzzese avvenuta il 30 marzo del 2021 in un cantiere della SS 95 Tito-Brienza.
Si è concluso con due assoluzioni piene, ‘perchè il fatto non sussiste’, il procedimento penale a carico del datore di lavoro (azienda veneta) della vittima e del coordinatore dei lavori. Al datore di lavoro la Procura ha contestato di non aver fatto ricorso alla segnaletica di sicurezza, al coordinatore l’accusa è stata di non aver coordinato opportunamente azioni e controlli nell’ambito del Piano di Sicurezza. I due vennero rinviati a giudizio 15 mesi dopo l’accaduto, a giugno 2022.
Nei giorni scorsi la sentenza. L’operaio si trovava a lavoro su un piccolo escavatore e stava effettuando una demolizione dall’altezza di oltre venti metri dal piano stradale. Poi all’improvviso un volo con il mezzo che concluse la sua corsa sulla carreggiata sottostante. L’uomo perse la vita sul colpo. Si trattava di Antonio Cavallucci, 58 anni, originario di Caramanico Terme, paese della provincia di Pescara.
Secondo i giudici, l’incidente non sarebbe ascrivibile a violazioni di normative di sicurezza. Per questo motivo, entrambi sono assolti ‘perchè il fatto non sussiste’.
L’incidente avvenne in un cantiere per la realizzazione del sesto lotto della Strada Statale 95 Tito-Brienza, prima della Cappella della Madonna degli Angeli, in territorio di Brienza.
Claudio Buono

