Potentino, permesso di ricerca idrocarburi “Serra San Bernardo”. Il Comitato NO Triv di Basilicata lancia l’allarme per otto Comuni

Il Coordinamento No Triv di Basilicata ha scritto via pec il 16 settembre scorso ai Sindaci ed alle Amministrazioni di Acerenza, Brindisi Montagna, Cancellara, Oppido Lucano, Pietragalla, Potenza, Trivigno, Vaglio, gli otto Comuni della provincia di Potenza interessati dal permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato “Serra San Bernardo”, per chiedere di organizzare congiuntamente un incontro pubblico sul da farsi, al fine di scongiurare la sciagurata prospettiva di un’ulteriore concessione di coltivazione.

A seguito della pubblicazione sul BUIG (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse) – Anno LXIX N. 6 del 30 giugno 2025 del Decreto Ministeriale 13 giugno 2025, con numero di pubblicazione 36, a firma del Direttore Generale Fonti Energetiche e Titoli Abilitativi, dott. Barbaro, il MASE decretava, nella rubrica dedicata ai decreti relativi alla variazione di area, il ripristino dell’area del permesso di ricerca «SERRA S. BERNARDO», di cui ENI SpA è Rappresentante Unico al 63,34%, mentre ROCKHOPPER CIVITA detiene il 22,89% e TOTALENERGIES EP ITALIA il 13,77%.

Pur trattandosi di un permesso di ricerca autorizzato dal 11/07/1994, tra cambi di quote, accordi societari, sospensioni e riduzioni dell’area, dopo oltre 30 anni la valenza economica, sociale, produttiva, politica, del permesso di ricerca in parola, è testimone delle tensioni, delle aspettative, degli inganni, che hanno attraversato almeno un paio di generazioni lucane. Prova ne è l’oscillazione, trasformista quanto corposa, della produzione normativa, che in pochi anni ha ribaltato le prospettive internazionali tracciate dalla COP 21 di Parigi, lo stesso orizzonte del New Green Deal, sullo scivoloso piano inclinato dettato dalle conseguenze della decapitazione tramite sentenze del TAR del Lazio nel 2024 dell’ormai defunto PiTESAI.

Abbiamo la necessità e il diritto di sapere perché un pozzo come “Monte Grosso 001” – perforato nel 1989- (poi seguito da “Monte Grosso 001 ST”, perforato nel 1999) dalla British Gas Rimi, ricadente nel territorio del comune di Brindisi Montagna a 3.532 metri di profondità, fu sospeso in quanto “incidentato”, mentre ora il Ministero ne autorizza il recupero senza tener conto della precedente sospensione né delle sue cause ed addirittura riportando agli attuali 359,298 km2 l’area delle ricerche che nel 2008 era stata ridotta a 268,56 km2. Chiediamo di mettere al centro di un auspicabile incontro congiunto tra amministrazioni ricomprese nell’area del permesso di ricerca ed associazioni di cittadine e cittadini anzitutto la reinterpretazione dei dati dei pozzi incidentati/abbandonati.

Approfondire la storia di ognuno dei pozzi incidentati e abbandonati sollecita ben altro che un mero esercizio cognitivo finalizzato alla reinterpretazione geologica! Per molti di questi pozzi si tratta di intrecciare addirittura motivi di smottamenti, di implosioni, a volte addirittura di “misteri” legati alle tecniche ed alle strumentazioni utilizzate, valutando in premessa i danni ambientali arrecati ad un territorio di una piccola comunità letteralmente assediata da iter travagliati di istanze e concessioni di permesso.

Se così è stato finora, vogliamo che questo processo distruttivo si arresti subito. Abbiamo il diritto di costruire percorsi di salvaguardia della salute e dell’identità delle comunità che vivono il territorio. Non vogliamo più mettere la nostra terra nelle mani di chi ha prodotto angoscia e sfiducia, dietro false promesse: per dirne una, l’osservatorio ambientale che doveva nascere a tutela dell’ambiente e della sanità dei lucani e che non è mai nato.

Dopo la certificazione dei profondi ed estesi danni arrecati in un secolo di attività estrattive documentate dalla Corte dei Conti di Basilicata ai rari ecosistemi lucani; dopo aver compromesso la risorsa idrica, dalle falde acquifere, ai fiumi, alle dighe, ai mari, condannando gli abitanti di Pisticci, Corleto, Viggiano, Marsico etc.; a fronte della crescita esponenziale delle malattie cardiovascolari, respiratorie ed oncologiche rilevate negli studi epidemiologici come la VIS a Grumento Nova e Viggiano, non possiamo permettere oltre che visioni di breve respiro continuino a garantire la logica del profitto a favore degli interessi finanziari e degli extraprofitti delle compagnie dell’Oil&Gas. Non possiamo consentire di continuare in maniera indisturbata a compromettere ancora il nostro territorio regionale, già nel 2015 definito dal presidente di Federpetroli Marsiglia “un buco nero irreversibile”.

La sciagurata prospettiva del passaggio dal permesso di ricerca alla fase della concessione di coltivazione, fa del permesso di ricerca “Serra San Bernardo”, a ridosso del capoluogo Potenza, una minaccia concreta alla salute ed alle matrici ambientali di un territorio che ospita nel complesso oltre 100 mila persone.

Chiediamo pertanto che Amministrazioni locali, cittadine/i, associazioni, insieme ed in nome dei beni comuni, sappiano costruire un efficace percorso di opposizione alle conseguenze delle attività di ricerca in parola, promuovendo un incontro pubblico congiunto sul tema.

Qualora amministratori, associazioni, cittadine e cittadini libere/i dai condizionamenti estrattivisti volessero condividere con noi domande, idee e conoscenze, possono contattaci alla seguente e-mail: notrivbasilicata@anche.no

Coordinamento No Triv Basilicata

1 comments

  1. Prof. Domenico Calderone

    Basta con le estrazioni petrolifere, per arricchire pochi e fare ammalare tanti. Il CROB di Rionero in Vulture è sempre più “visitato” da malati oncologici giovani e meno giovani, e non può essere un caso, visto che la Basilicata è terra di boschi, non di fabbriche. La Lucania non può e non deve continuare ad essere la pattumiera d’Italia: i pozzi petroliferi, infatti, non sono pericolosi solo quando sono attivi, bensì anche quando sono esausti o interrotti. L’habitat post-estrattivo è, come tutti sanno, ma fanno finta di ignorare, un paesaggio da “The Day after”. Ed è pure una contraddizione in termini, insistere ancora nella ricerca delle fonti fossili, mentre è in corso la transizione verso quelle alternative. I Lucani facciano sentire la loro voce di dissenso, prima che si concretizzi un ulteriore scempio ambientale, con duro colpo all’economia agricola, motivo di ulteriore esodo dalle campagne. Sic et simpliciter: basta!
    Ps= dimenticavo un particolare non da poco: le estrazioni di gas e petrolio, oltre ai disastri in superficie, provocano anche la subsidenza: fenomeno geologico per cui si verifica un abbassamento del suolo, con le conseguenze catastrofiche che tutti possiamo immaginare (l’Emilia Romagna ne sa qualcosa).
    Prof. Domenico Calderone

    Prof. Domenico Calderone

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