“Il Sogno di Stefano”, il nuovo progetto di Wonderway (associazione di Picerno) che partirà a marzo 2026: dall’orizzonte bianco del Salar alla memoria di Felicia. Un viaggio di esplorazione e inclusione. L’auto verrà ‘spedita’ a gennaio. Nel cuore narrativo pulsa la storia di Felicia Muscio, giovane lucana che tra fine ’800 e inizio ’900 attraversò l’Atlantico, risalì le Ande e raggiunse Iquique per ricongiungersi al marito nelle comunità minerarie
L’orizzonte bianco del Salar de Uyuni, dove cielo e terra si toccano e i confini sfumano, è qui che Stefano Petranca, atleta non vedente, guiderà un’auto “in totale libertà”: non solo un atto simbolico,
ma una dimostrazione tangibile che i limiti possono diventare possibilità quando una comunità si organizza per renderlo possibile.
È la scintilla de Il Sogno di Stefano, il nuovo progetto di Wonderway ASD APS, associazione lucana, di Picerno, che usa l’esplorazione come strumento di cambiamento sociale e inclusione, dopo l’impresa “Basilicata–Mongolia”.
Il viaggio partirà da Buenos Aires, scenderà verso la Patagonia e il ghiacciaio Perito Moreno, risalirà lungo le Ande attraversando il deserto di Atacama, approderà al Salar de Uyuni (dove Stefano realizzerà il suo sogno), e proseguirà verso il Perù, l’Amazzonia, Guyana, Suriname, Uruguay e rientro in Argentina. Non è la conquista di una meta, ma la costruzione di un contesto: sport, cultura, memoria e responsabilità sociale viaggiano insieme, con un piano di restituzione pubblica che comprende documentario, libro fotografico, mostra itinerante, album sonoro e un archivio digitale di testimonianze.
Nel cuore narrativo pulsa la storia di Felicia Muscio, giovane lucana che tra fine ’800 e inizio ’900 attraversò l’Atlantico, risalì le Ande e raggiunse Iquique per ricongiungersi al marito nelle comunità minerarie. Ripercorrerne le orme significa intrecciare ricerca storica, archivi, memorie familiari e incontri contemporanei lungo l’asse Argentina-Cile-Bolivia, trasformando un racconto d’emigrazione in un laboratorio di immaginazione civica capace di connettere generazioni.
Questa impresa poggia su competenze testate sul campo: con Basilicata–Mongolia, Wonderway ha sviluppato una metodologia di
spedizione che unisce navigazione GPX avanzata (fino alla tracciatura nel deserto del Gobi), logistica in ambienti estremi e protocolli di sicurezza replicabili. Il responsabile tecnico Antonio Curcio, pilota con esperienze in rally internazionali, guida la pianificazione: preparazione del mezzo per climi e terreni opposti, tracce ridondate, finestre meteo, procedure di emergenza e comunicazioni satellitari. Accanto a lui Donato De Stefano, veterano di Basilicata–Mongolia, presidia la coesione del team, i rapporti con i partner e la gestione delle dinamiche di gruppo nelle fasi critiche. Queste scelte trasformano una sfida complessa in un’avventura sicura e accessibile.
Infine, la dimensione sensoriale e sonora: con il musicista Rocco “Zi Rock” Erario il viaggio diventa una mappa di suoni — registrazioni ambientali, incontri musicali spontanei, strumenti tradizionali — non un semplice sottofondo, ma una chiave di lettura per chi non vede e per chi vuole “sentire” i territori oltre l’immagine. Il risultato confluirà in un album e in “cartografie sonore” utili a scuole, archivi e comunità.
La filosofia Wonderway è chiara: inclusione progettata a monte, non aggiunta all’ultimo. L’associazione fa da garante di sostenibilità, rispetto delle culture locali, accessibilità, condivisione dei saperi e dialogo interculturale, con un presidio operativo in Italia e una rete di comunità lucane all’estero come nodi di accoglienza, memoria e collaborazione.
Intanto, il precedente viaggio ha già prodotto un asse editoriale: il libro di Antonio Curcio “Basilicata Mongolia: un po’ un diario di viaggio e un po’ no” (disponibile su Amazon) e un docu-film oggi in selezione al Matera Film Festival 2025. Un ecosistema narrativo che torna utile anche ora: la nuova spedizione genererà contenuti vivi, utili a scuole, media, istituzioni e comunità.
INTERVISTA AD ANTONIO CURCIO DI PICERNO, RESPONSABILE DELLA SPEDIZIONE
GPX e terre ostili: come si disegna una rotta affidabile tra Atacama e Amazzonia?
Partiamo dai dati storici e satellitari e li “sporchiamo” con ricognizioni da remoto e raccolta on line di testimonianze locali. Nell’Atacama lavoriamo su altimetrie, venti e piste che cambiano dopo le piogge; in Amazzonia la sfida è la copertura vegetale e l’idrologia: servono tracce ridondate, waypoints di fuga, piani carburante e ponti radio. Ogni segmento ha varianti “A/B/C” e finestre meteo dedicate.
La guida di Stefano sul Salar: libertà e sicurezza possono coesistere?
Sì, se la libertà è progettata. Il Salar de Uyuni sembra uniforme, ma la crosta salina è variabile. Abbiamo mappato zone sicure, definito procedure e ruoli, scelto il periodo giusto. L’obiettivo è far vivere a Stefano e a tutto il team, un momento irripetibile garantendo margini di manovra e controllo.
Inclusione come valore universale: cosa significa in pratica dentro un’auto overland?
Significa disegnare i tempi e gli strumenti perché tutti partecipino: briefing multisensoriali, descrizioni audio, scelte di soste e tragitti compatibili con la sicurezza, gestione condivisa dei ruoli. L’inclusione non è uno slogan, è una procedura operativa.
Costruire racconti dei territori: come si evita il folklore e si restituisce complessità?
Con metodo: raccolta fonti, archivi, interviste, rispetto dei tempi delle comunità, e poi forme diverse di restituzione (documentario, mostra, libro, cartografie sonore). L’obiettivo non è “scoprire”, ma ascoltare e co-narrare.
Cosa portate in dote da Basilicata–Mongolia (Gobi incluso)?
L’abitudine alla lunga distanza, la tracciatura GPX in ambienti estremi (dal Gobi alle steppe), la gestione delle crisi di squadra e la pianificazione modulare. Qui applichiamo lo stesso rigore, con un passo in più: rendere quell’esperienza replicabile e inclusiva anche per altri progetti.
Avventura e conquista: voi le declinate diversamente. In che senso?
Per noi l’avventura non è “arrivare per primi” o superare record. È condividere un pezzo di strada con chi incontri, trasformare una fatica in racconto, lasciare che il viaggio insegni qualcosa a chi lo vive e a chi lo seguirà dopo.
Se dovessi riassumere il cuore di questo progetto in poche parole, quali useresti?
Direi: radici, sogni, ascolto. Radici perché seguiamo le orme di chi ci ha preceduto, sogni perché realizziamo quello di Stefano e lo condividiamo, ascolto perché senza ascoltare i territori e le persone il viaggio non avrebbe senso.
redazione

