La Basilicata si mobilita contro il genocidio in Palestina. Presidio pro Global Sumud Flotilla, con Rifondazione Comunista, a San Fele

Seppure con  colpevole ritardo, anche la Basilicata, finalmente, grazie alla società civile  e a qualche partito politico come Rifondazione Comunista, trova il coraggio di esprimere la sua solidarietà al popolo palestinese, martoriato da due anni, senza soluzione di continuità, dall’esercito israeliano con  la complicità di chi gli fornisce armi ad libitum, per realizzare il suo vecchio progetto di annientare il popolo palestinese. Di questo si è parlato il 7 settembre u.s a San Fele, nel corso del presidio pacifico pro Global Semud Flotilla, che si appresta a portare alimentari, medicinali e presidi sanitari nella Striscia di Gaza (bombardata e ridotta alla fame da mesi d’isolamento, ad opera della famigerata potenza imperialista mediorientale: una catastrofe umanitaria senza precedenti nel 3° millennio), al quale hanno preso parte rappresentanti di ogni ceto sociale. A fare gli onori di casa è stato, per l’occasione, il segretario cittadino di RC, Roberto Cristiano, che ha organizzato l’evento e presentato i vari oratori.

Tra gli interventi più pregnanti, quello del sindacalista CGIL Nicola Sardone che, con precisione e dovizia di particolari, ha fatto una disamina delle motivazioni che hanno spinto il crudelissimo esercito israeliano a fare tabula rasa a Gaza, in primis, in violazione di qualsiasi codice internazionale. A sua volta, il prof. Donato Ricigliano ha posto l’accento sulla “corruzione della stampa italiana” colpevole di censurare/emarginare il prof. Alessandro Orsini, accusato di essere filoputiniano e antisemita, criticando, nel contempo, l’eurodeputata Pina Picierno e il Partito Democratico per la “linea troppo morbida” nei confronti di Israele, in merito ai crimini perpetrati a Gaza (con 270 giornalisti uccisi, per non avere testimoni oculari), e Sergio Mattarella, per aver detto recentemente che:“ L’Europa non ha mai causato una guerra”, dimenticandosi di dire (nda) che, nel 1999, durante il Governo D’Alema, coinvolta nell’Operazione Allied Force, l’Italia bombardò la Serbia, e il Ministro della Difesa era proprio lui medesimo; poi Ricigliano ha elogiato Moni Ovadia e David Grossman (due ebrei anti Netanyahu) per la loro onestà intellettuale, esortando a “distinguere tra ebrei e sionisti”. Mimmo Guaragna, storico sindacalista lucano di tante battaglie nel passato, ha, invece, suggerito  uno sciopero generale per sensibilizzare maggiormente la politica ed i cittadini italiani sul dramma  di Gaza che ora, grazie ai coloni, sta espandendosi in Cisgiordania.

A seguire, il prof. Francesco Masi ha messo in evidenza il ruolo che sta svolgendo Leonardo, l’azienda di Stato molto attiva nella produzione ed invio di armamenti ad Israele, fatturando enormi profitti  sulla pelle di chi muore sotto i bombardamenti. Notevole la sua domanda retorica: “(…) I Fratelli Bandiera, Giuseppe Mazzini e Garibaldi erano patrioti o terroristi ( come Israele, cinicamente, osa definire chi  chiede la pace a Gaza e in Cisgiordania)?  Dulcis in fundo, l’alter ego dello scrivente ( reporter) ha siglato la sua presenza al dibattito con queste riflessioni: << Siamo di fronte ad un Governo israeliano fanaticamente messianico e sionista, appoggiato dagli USA, in primis, e da tutto l’Occidente. Probabilmente il 7 ottobre 2023  è stato solo il casus belli (leggasi pretesto), per concretizzare il piano genocidiario (pardon, sterminio, come preferisce definirlo l’Occidente), dopo decenni di occupazione violenta dei territori palestinesi, e la domanda nasce spontanea (conio lubranese): come faceva il  Governo sionista a non sapere e a non vedere ciò che il tanto odiato e, quindi, attenzionato Hamas stava progettando, atteso che Israele, lo sanno pure i bambini, è dotato della  migliore Intelligence (servizi  segreti) al mondo, tant’è che l’ha ingaggiato persino il nostro esecutivo per spiare certi giornalisti scomodi? (*). Ma un fatto è certo: con un Ministro della Difesa israeliano che si chiama Katz ( nomen omen, se fosse italiano; pronuncia senza la “t”, muta ) e un Presidente degli Stati Uniti in evidente fase di non compos mentis, autodefinitosi “l’uomo di Dio”, e persino candidato dalla Destra mondiale al Premio Nobel per la pace (sic!), c’è veramente poco da stare allegri, perché, nella migliore delle ipotesi, saremo rovinati: brrr! Intanto, incrociamo le dita per la Flotilla, perché la nave dove c’era la giovane attivista Greta Thumberg  a bordo, ha già subito il primo attacco con un drone nel porto tunisino. Speriamo bene, ab imo pectore!

* Ps: per una strana telepatia a distanza,  dopo  aver chiuso questo  articolo, in serata, alle 20:30 del 7 settembre, a “Presa Diretta”, su Rai 3, il giornalista palestinese Sami Al-Ajrami, ospite di Riccardo Iacona, ha confermato  questa  ipotesi  sul 7 ottobre.

Prof. Domenico Calderone

2 comments

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    Dall’ articolo, e da quanto detto nell’incontro tenutosi a San Fele, viene in evidenza ciò che tutti sanno, ma cercano, vergognosamente di celare alle masse. Dal COVID in poi c’è la diffusione di una narrazione unica, funzionale a chi detiene il potere ( in Occidente come altrove),che censura, punisce oltremisura, e riscrive, a seconda degli interessi, il complesso delle regole giuridiche e sociali, statali e sovranazionali a fondamento della convivenza. E che costituiscono quel corpus essenziale alla vita democratica. Il genocidio è funzionale allo scopo dei sionisti. I crimini attuali rappresentano una delle pagine più tristi dell’umanità. Netanyahu ed i coloni sono gli esecutori. I governi occidentali i complici. I due pesi e le due misure adottati nei confronti di Putin e di Netanyahu, come il mandato di cattura internazionale e le sanzioni, dimostrano la potenza ed il ricatto che uno Stato canaglia esercita sul resto del mondo. E da noi, i zerbini dell’informazione – Mentana, Molinari, Sechi, la stragrande maggioranza di TV e giornali, confermano che la libertà di espressione corre seri pericoli.

  2. Francesco

    In realtà le iniziative di sensibilizzazione sul genocidio in atto a Gaza ed in Cisgiordania sono molteplici anche in Basilicata già subito dopo il 7 Ottobre. I Comitati per la Pace di Potenza e Matera, le prese di posizione di molte amministrazioni comunali (compreso la Provincia di Potenza) che si sono espresse tramite delibere, le raccolte fondi, i volantinaggi, i “die in” a Matera, Potenza, Tito, gli incontri pubblici in piazza di associazioni cattoliche, in piazza coi banchetti e i gazebo, nelle parrocchie, di sindacati di base e anche della Cgil, le manifestazioni locali come i cortei (a Bella 6 cortei e due assemblee). Emblematica la manifestazione tenutasi nell’area industriale di Tito il 6 Agosto scorso, il giorno della triste ricorrenza di Hiroshima, per denunziare davanti alla Leonardo Logistics la connivenza del governo italiano e dell’industria bellica con le politiche genocide dello stato sionista e il suo ruolo attivo nella strategia di riarmo UE ai danni dello stato sociale. Nella Regione destinata secondo gli accordi Bardi/Crosetto a moltiplicare gli impianti di ricerca e produzione di morte, il vero freno politico alla possibilità di espansione virtuosa del fronte No Rearm e Pro Palestina è costituito dall’oggettiva convergenza tra le istanze confindustriali e della compagine governativa regionale di destra col ricatto del reddito e del lavoro, che lega le mani a larghi settori sociali e che riduce le stesse organizzazioni sindacali maggioritarie alla schizofrenia tra tutela del lavoro a prescindere da ciò che si produce e invocazioni “metafisiche” per la pace. Chi fa il giornalista dovrebbe andare a chiedere conto a partiti e sindacati sull’organizzazione di un partecipato sciopero generale sociale, senza se e senza ma.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *