L’Università della Basilicata migliora nella classifica Censis delle Università italiane 2025/26, guadagnando due posizioni rispetto all’anno precedente e confermandosi in crescita tra i piccoli atenei (fino a 10.000 iscritti), con un punteggio complessivo di 82,5 (a fronte dell’80,2 registrato nel 2024).
Il report annuale del Censis – che vanta ormai una tradizione venticinquennale – analizza le università italiane suddividendole per dimensioni e tipologia (statali e non statali). La valutazione si basa sui seguenti indicatori: strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità.
Unibas si distingue per comunicazione, servizi, strutture e occupabilità – Nel dettaglio, l’Università della Basilicata si è distinta in particolare nella categoria Comunicazione e servizi digitali, dove ha ottenuto 95 punti, contro gli 83 dell’anno precedente, salendo così al quinto posto della graduatoria. Anche per quanto riguarda Servizi e Strutture, l’Ateneo raggiunge la quinta posizione. Molto positivo il dato sull’Occupabilità dei laureati, indicatore in cui Unibas si colloca al terzo posto. Permangono, invece, ampi margini di miglioramento sull’Internazionalizzazione, voce che penalizza l’Ateneo nel punteggio complessivo.
Il Rettore Mancini: “Un risultato che premia l’intera comunità accademica” – “Accolgo con soddisfazione questo risultato” – sottolinea il Rettore Ignazio M. Mancini – “frutto del lavoro svolto da tutta la comunità accademica, cui esprimo il mio sentito ringraziamento. Certamente non ci accontentiamo e miriamo a proseguire nel percorso di crescita intrapreso. Studentesse e studenti ci scelgono con la consapevolezza di trovare in Unibas didattica, ricerca, servizi e strutture idonei a favorire una solida preparazione, in un clima di grande serenità, teso a promuovere il benessere individuale e collettivo: il rapporto numerico docenti/studenti è privilegiato e la relazione tra studenti, docenti e amministrazione molto efficace. Grazie alla sinergia con l’Azienda Regionale per il Diritto alla Studio Universitario (ARDSU), inoltre, riusciamo ad assicurare una contribuzione studentesca particolarmente vantaggiosa, per garantire a tutti la possibilità di accesso all’alta formazione; il 100% delle borse di studio è erogato ai richiedenti e sono previste numerose agevolazioni di vario genere. Gli studenti, del resto, sono al centro della nostra missione, come dimostra l’ampia soddisfazione espressa dalla gran parte dei laureati nei confronti dell’Ateneo (93%)”.
Immatricolazioni aperte fino al 30 settembre – Le immatricolazioni all’Università della Basilicata sono aperte dal 1° luglio e proseguiranno fino al 30 settembre. “Siamo pronti ad accogliere le nuove matricole” – ha aggiunto il Rettore – “che decideranno di avviare il proprio percorso di crescita personale e professionale in Unibas e cominceranno con noi il loro viaggio verso il futuro”.


Prof. Domenico Calderone
Prescindendo dalla qualità del corpo docente e dei servizi offerti, tutte le università pubbliche, compresa quella potentina, subiscono una feroce concorrenza da parte delle università telematiche, che, grazie alle forti agevolazioni fiscali, possono permettersi un battage pubblicitario molto vicino al brain washing, promettendo promozione sicura ed un viatico eccezionale verso la felicità della carriera, dispensando altresì gli ovvi 110 e lode in seduta di laurea. Sì, queste università di tipo bandecchiano appaiono essere delle vere fucine di nuovi Einstein: chissà, forse un giorno prometteranno il Premio Nobel agli iscritti. Intelligenti pauca. Perciò, speriamo che l’ateneo lucano resista, nonostante le scarse immatricolazioni. La sua chiusura, facciamo gli scongiuri, sarebbe un ulteriore contributo al depauperamento culturale e demografico della Basilicata, a tutto vantaggio delle regioni del Nord, paladine dell’Autonomia differenziata (leggasi secessione mascherata). Ad maiora a tutti gli operatori dell’Unibas. “Toi, toi, toi”, direbbero i tedeschi.
Dr. Giuseppe Giannini
Come ben sottolineato dal prof. Calderone le università subiscono la sleale concorrenza di quelle on line. Si regalano titoli e si eccede con il voto finale per dare l’idea di un percorso alla portata, senza particolari sacrifici (come avveniva con le lauree del vecchio ordinamento). Addirittura mi dicono che in alcune facoltà dell’Unibas nelle sessioni di esame ci sono poche decine di candidati. È ovvio che, in tali casi, l’esame lo si dà a tutti. Anche se in passato accadeva che con pochi iscritti le facoltà chiudevano. Per quelle telematiche serve solo il pagamento, perché gli esami sono praticamente regalati. Poi ci sono gli illustri personaggi, che tengono più esami la domenica come la ministra Calderone o alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. È di questi giorni la scoperta di questo nuovo scandalo con relative condanne giudiziarie. Anche un ex consigliere lucano, poi diventato portaborse di un influente politico, si vantava di tenere alcune lezioni sempre la domenica. Sono pure poco furbi, vogliono truffare ma non riescono a trovare giorni migliori di quelli festivi. A questo punto vista la loro dedizione per gli studi suggerirei Natale o Pasqua, giorni particolarmente propizi per i fedeli. Vorrei chiedere al mondo accademico, politico ed economico: siamo sicuri che il titolo di studio serva a trovare un lavoro? E che questo garantisca una stabilità di vita? Salvo poche eccezioni relative alle discipline che sfornano tecnici, spesso acritici, ambiti dal mercato dello sfruttamento, per il resto, soprattutto al sud, senza raccomandazione non si va da nessuna parte. Visto il livello culturale della nostra classe dirigente, penso al governo attuale ma anche ad alcuni direttori di giornale che hanno la terza media il messaggio sembra essere: chi ha i soldi può illudersi di entrare nel mondo che conta. È un Paese strano l’Italia: tanti plurilaureati competenti che non trovano lavoro oppure lavorano porta a porta o fanno i riders. Ed altri italiani con un percorso di studi inferiore che decidono per loro. Penso a tanti imprenditori ignoranti, ma anche all’ex presidente di Confindustria: un non laureato che aveva voce sulle sorti del mondo dell’impresa. Se il popolo permette questo vuol dire che è colpevole tanto quanto gli inetti da cui si fa rappresentare.
Ernesto
Unibas offerta formativa non al passo con i tempi.