Con una sontuosa cerimonia, il Comune di Rapone, Paese delle Fiabe, ha consegnato le “chiavi della città” al cardinale Roberto Repole, arcivescovo metropolita di Torino con radici lucane

Il 13 giugno 2025, in un comunicato congiunto, il Comune di Rapone,  la parrocchia di San Nicola vescovo e la Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, davano una notizia scoop alla cittadinanza del Vulture-Melfese. <<Con immensa gioia e gratitudine, la Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, il Comune di Rapone e la Parrocchia di San Nicola vescovo di Rapone, sono onorati di informare le Diocesi di Basilicata e la comunità lucana, che il 12 e 13 luglio c.a. Sua Eminenza Reverendissima, il cardinale Roberto Repole, sarà gradito e ambito ospite a Rapone.

Sarà l’occasione per consegnare a Sua Eminenza le “chiavi della città di Rapone”, un gesto emblematico, ma allo stesso tempo un potente e concreto segno di accoglienza, appartenenza, gratitudine e riconoscimento”. Spiegando  poi: “Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Roberto Repole, nel  corso del suo Ministero, ha sempre incarnato i valori umani e spirituali profondi, distinguendosi per la sua profonda cultura teologica e per la vicinanza agli ultimi, per l’ascolto e l’azione concreta in favore dei più deboli, testimone credibile dei valori evangelici di giustizia, solidarietà e amore. Vivremo insieme con orgoglio e letizia questo momento di grande spiritualità e comunione >>.                              

Questa dichiarazione d’intenti, in effetti, si è realizzata fedelmente, ma con un giorno di anticipo rispetto alle date annunciate, per evitare la concomitanza con un evento analogo a Ruvo del Monte. Il giorno 11 luglio, infatti, il cardinale Repole (arcivescovo di Torino, ivi nato nel  1967 da padre raponese), alle h 18:00 in punto, partendo dall’oasi di Nostra Signora di Fatima, ha attraversato, lento pede, in corteo, le strade del paese, facendo in primis una breve sosta davanti alla casa dei suoi avi, per recitare una preghiera. Poi, una volta ripreso il cammino, accompagnato dalla banda musicale locale, e giunti sul palco attrezzato per la cerimonia finale, nella magnifica location di Piazza XX Settembre, la sindachessa di Rapone, ing. Felicetta Lorenzo, alla presenza delle numerose autorità civili e militari, dei sindaci del comprensorio e dei parroci  delle parrocchie della Diocesi guidata dal Vescovo, mons. Ciro Fanelli, dopo i convenevoli, visibilmente emozionata, si è dichiarata fiera di essere riuscita ad organizzare un tale evento, irripetibile per un piccolo paese di nemmeno 1000 abitanti. A seguire, il vescovo ha tracciato un breve, qualificato excursus ecclesiastico del cardinale Repole, grande esperto di sinodi e curatore della collana editoriale “La Teologia di Papa Francesco”.

La dr.ssa Cristina Longo, moderatrice del dibattito sul tema “Riconoscere le radici”, ha posto l’accento sulla attualissima crisi d’identità che pervade le nuove generazioni, prima di passare la parola all’illustre ospite, il quale ha disquisito dell’importanza delle “radici” e della multiculturalità, ovvero  del ruolo cardine che esse rivestono  in senso dialogico. E, citando Gabriel Marcel, si è chiesto: ” Qual è la mia origine? Da dove vengo? E poi la tradizione. Che cosa va mantenuto della tradizione?”; auspicando che le tradizioni non siano d’ostacolo al progresso umano.

L’eminente personaggio non ha risparmiato critiche ai mass media, che “creano omologazione e alimentano l’individualismo”. E, rispondendo alla moderatrice, circa l’eredità biopsicologica ricevuta, ha affermato di aver ereditato dal padre la laboriosità lucana, la fede e la passione per la Bibbia, da cui sono poi scaturiti i suoi complessi studi teologici, aggiungendo che: “Oggi c’è un vuoto di prospettiva e di senso e non c’è niente di più bello e ricco del Vangelo”.

Come atto finale, la sindachessa Lorenzo ha provveduto alla consegna delle “chiavi della città” all’altisonante ospite, il quale, va ricordato, è stato tra i papabili nell’ultimo conclave che ha proclamato Papa il cardinale Prevost. In coda al protocollo ufficiale, il cronista di Melandro News, dopo avergli confessato di aver tifato  per lui, e in subordine per il cardinale Pizzaballa, al conclave, ha posto anche qualche domanda all’alto prelato: “Eminenza, Le è mai capitato, in eventi ufficiali, di menzionare Rapone? Se no, non sarà stato mica perché si vergogna di queste umili origini?” Ringraziando per l’endorsement, la risposta del cardinale è stata decisa e sincera: “Non mi è mai capitata l’occasione per citare questo magnifico paese, che ha dato i natali a mio padre. Però, se dovesse capitarmene l’opportunità,  Le assicuro  che non avrei nessuna remora a rivendicare, come è giusto, le mie origini”. Tra gli ospiti importanti “in incognito”, notati dal cronista, va segnalata la prof.ssa Cristina Rosati, meglio conosciuta come Cristina di Lagopesole, famosa poetessa, scrittrice ed esegeta religiosa, che in un lungo colloquio  col reporter, tra le altre cose,  ha ribadito “l’importanza della fede, specie in un momento così buio come quello attuale”. A degno coronamento della prima giornata dei festeggiamenti “laici” in onore dello special guest, la serata è culminata in un lauto e variegato buffet gastronomico, somministrato ad libitum dall’agriturismo Valle Ofanto, molto apprezzato dal reverendissimo che, dulcis in fundo, ha benedetto e gustato anche gli ottimi dolci artigianali (preparati in situ, da mani fatate), insieme a tutti gli altri commensali non paganti. Come dire: tutti i salmi finiscono in gloria, maxime a tavola!

Prof. Domenico Calderone

2 comments

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    Da agnostico concordo con alcune osservazioni del cardinale Repole, che sembrano muoversi in continuità con la linea Bergoglio-Prevost, che richiama la “Dottrina Sociale della Chiesa”, facendo convivere tradizione e progresso. Qui non siamo di fronte a papati di sinistra, come dicono le destre reazionarie internazionali, ma a quella che è la normale missione della Chiesa: la tutela del creato, dei beni comuni, la fuga dall’individualismo. Dal brillante articolo viene fuori, ancora una volta, la ultradecennale crisi dei valori, laici e non. La caduta delle ideologie storiche, la rivisitazione delle religioni, l’avvento di nuovi credi, insieme alla pervasività uniformante della fede nel capitalismo hanno prodotto come conseguenza l’atomizzazione degli individui, che si riconoscono solo nella vita consumistica. L’esteriorità come surrogato della cooperazione e della solidarietà. Soggettività che perciò vanno in difficoltà quando debbono fronteggiare eventi personali e sociali ingombranti essendo privi di strumenti di tutela. Della protezione famigliare, dottrinale, socio-ideologica, capaci di indicare la via. Un importante incontro, che non si è limitato alle celebrazioni, ma ha cercato di portare i presenti alla riflessione, quanto mai indispensabile in tempi come questi segnati da guerre e violenze gratuite di ogni genere.

  2. Danila Marchi

    E’ bello quando “un emigrato” torna al paese, quando non dimentica le proprie origini, le persone con le quali è cresciuto, soprattutto quando na ha “fatta di strada” elevando con sè l’onore e la dignità di un paese, in particolare se si tratta di un piccolo borgo della lucania dove il percorso è in salita, ma da dove, sul colle si gode una meravigliosa vista sul mondo. E’ bello quando il paese non si dimentica e ti porta in auge consegnandoti le chiavi immaginifiche e immaginarie della città, che se non aprono il Paradiso, aprono il cuore dei concittadini amici desiderosi di accogliere il cardinale Roberto Repole oggi arcivescovo metropoliya di Torino con radici lucane. Il connubbio lucania.Torino è assicurato. Dopo Carlo Levi, intellettuale, scrittore, giornalista, antifascista torinese giunto al sud in esilio e il suo famosissimo:”Cristo si è fermato ad Eboli”, occorre proprio pensare che, da allora, Cristo non si è mai più dimenticato di tornare.

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