Lo stress pandemico covidiale influenza il Behaviour, slatentizzando i peggiori istinti dell’uomo

Che dall’avvento del misterioso Covid-19, di eziologia incerta, non saremmo più stati come prima, e che il behaviour individuale e collettivo sarebbe cambiato, c’era da aspettarselo, anche se, nella prima ondata, tutti eravamo diventati, improvvisamente, cantanti da balcone, poeti da salotto e benefattori. Ma che il tessuto sociale potesse deteriorarsi fino a questo punto, nessuno poteva immaginarlo. Infatti, dopo la prima fase di buonismo, di rispetto delle leggi, della sacralità della vita, del prossimo e di se stessi, dall’estate in poi, illusi di aver superato il momento più critico, abbiamo assistito ad un subitaneo ritorno al passato, costellato di nuovi fenomeni sociali, tutti riconducibili ad un egoismo, egotismo ed edonismo esasperati, esacerbati e moltiplicati, in primis, dai social media, con la compartecipazione colpevole della televisione sia pubblica che privata, in una corsa sfrenata verso l’infodemia ansiogena. Ciò che ha dato la stura ai peggiori istinti umani, fino all’esecrabile incremento dei maltrattamenti in famiglia, culminanti spesso in femminicidi e infanticidi: una mattanza senza precedenti. Un fenomeno passato sottotraccia, quasi in silenzio, obnubilato da un modello informativo sado-masochistico del tipo “Tutto il Covid minuto per minuto”: una sorta di “brain washing” che ha pervaso i palinsesti di tutte le agenzie comunicative, senza distinzione, con il vilipendio degli “obbedienti” e delle istituzioni democratiche come Leit-motiv. Cosicché, il sospetto reciproco di “positività” è diventato terreno di coltura per alimentare un frasario e comportamenti indegni di una società che si reputa civile, evoluta, umana. “Mala tempora currunt”, avrebbero detto i latini. Per converso, ciò ha dato origine ad un rinnovamento linguistico, all’estensione dei significati intrinseci delle parole, portando ad una riscoperta del linguaggio scientifico, facendoci così riassaporare il gusto per il latino (pauci-sintomatici, virus etc.) senza, tuttavia, rinunciare alla lingua inglese come strumento comunicativo ufficiale e preminente della Scienza e dell’Economia contemporanee: lockdown, stress test, proteina spike, spill over, recovery funds, recovery plan ecc. Inoltre, la pandemia, tra gli effetti collaterali “positivi”, ha quello di aver arricchito il lessico quotidiano, costringendo anche i più riottosi a consultare almeno un vocabolario o un’enciclopedia, per decifrare termini tecnici non sempre comprensibili e alla portata del popolo profano. In questo modo: coronavirus, terapia intensiva, vaccino, immunità di gregge, sono diventati sintagmi ad alta frequenza d’uso intergenerazionale, utili a contrastare la “virulenza” linguistica dei cosiddetti negazionisti, molto attivi nel mondo occidentale nel confezionamento di ballons d’essai. Sic et simpliciter, la “cattività” ha rafforzato la cattiveria umana: casi di sadismo come quello perpetrato a Fardella su un povero cane, attaccato per una zampa ad un furgone e trascinato per chilometri fino alla morte; e le sevizie mortali (immortalate sul WEB in funzione di memi) a danno di poveri clochards che vivono sotto i portici delle nostre città, sono indicatori inequivocabili del grado di ferocia raggiunto dal genere umano, e forse non siamo ancora all’apice del fenomeno. Infatti, secondo il sociologo D. Kesselgross, per la serie “non c’è limite al peggio”, il “climax” verrà quando l’inevitabile crisi economica post-covid ridurrà drasticamente i sussidi elargiti dallo Stato, che, pur con tutti i limiti dovuti alle casse vuote, hanno aiutato a mantenere una discreta pace sociale. Ma il nichilismo manifestato negli ultimi giorni attraverso maxirisse e relativi assembramenti, pone pesanti interrogativi sul futuro non solo nostrano. Ciò in quanto, come mai prima d’ora, il microcosmo rispecchia il macrocosmo: basta una sbirciata sull’estero, attraverso una parabola satellitare, per rendersene conto. Ad es. si può notare come ai 100000 dollari ciascuno, costati per guarire tre “sovrani” sintomatici negazionisti della prima ora come Trump, Johnson e Bolsonaro, fanno da contraltare le decine di migliaia di poveri, morti anche per strada, quindi gettati e seppelliti nelle fosse comuni, specie nel continente americano. Tutto ciò, ovviamente, è accaduto nei Paesi dove la Sanità, purtroppo, non è pubblica e garantita dallo Stato, come invece avviene in Italia, pur tra mille difficoltà dovute ai tagli al Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi lustri. Il “distanziamento sociale”, purtroppo, in certi Paesi esiste da tempo immemore e non è di 1m, ma di chilometri! E’ quindi l’ora di dire basta alle “mosche cocchiere” e ai “parvenus” della politica, ricordando loro che: chi ricopre un ruolo istituzionale, ha degli obblighi deontologici, etici e morali maggiori, nei confronti di chi rappresenta. In questa fase storica è essenziale ritrovare i motivi di un nuovo ecumenismo sociale, senza costringere sempre il legislatore a trasformare gli inviti in editti. La logorrea, ancorché contraddittoria, della pletora di esperti del CTS, non deve autorizzare nessuno all’incitamento palese o “mascherato” alla violazione dei protocolli anti-Covid. E’ lapalissiano che gli assembramenti (meglio chiamarli “ammucchiate”), specie senza indossare l’odiata mascherina, si traducono in micidiali moltiplicatori della terribile infezione (ne sanno qualcosa gli americani che hanno festeggiato il “Thanksgiving”); ciò nonostante, c’è ancora troppa gente, riottosa non solo alle regole ma anche al buonsenso. Ora che si avvicina la festa religiosa più importante dell’anno, ai politici e ai loro followers che irridono ai consigli degli scienziati, fingendosi scandalizzati per le restrizioni numeriche alla celebrazione del Natale in famiglia, giovi ricordare un vecchio, saggio motto latino che recita: “Ne sutor supra crepidam iudicaret”. E infine, in attesa dell’ambito vaccino salvifico, faccio mie le parole dell’accorato appello della tanto odiata Angela Merkel, che insieme all’Ausgangssperre, o clausura sanitaria, ha proclamato alla sua nazione: “Se li amate veramente, non andate a trovare i nonni, a Natale, se non volete che per loro sia l’ultimo!” Crudele paradosso teutonico? No: pragmatismo germanico per evitare le classiche “fatiche di Sisifo” al SSN, in uno scenario da “Settimo sigillo”!

prof. Domenico Calderone

3 comments

  1. Marco Cianca

    Il professor Calderone ritrae, con le rapide pennellate della sua sapienza, la sconcertante condizione umana al tempo della pandemia. E’ in corso una mutazione antropologica che investe ogni aspetto individuale, sociale, culturale ed economico. Sono in gioco valori, certezze, riferimenti. La memoria stessa, sotto gli attacchi di uno stress continuo e spietato, vacilla, come incredula, cercando nel passato possibili spiegazioni e precedenti che possano in qualche modo lenire le ferite del presente.
    Vizi e virtù non crescono in ugual misura. La bontà resta tale ma la cattiveria prospera e si espande. Chi era povero lo sta diventando sempre di più, chi era ricco ha già trovato il modo per aumentare i propri guadagni. Un operaio in cassaintegrazione e Jeff Bezos, il proprietario di Amazon, sono sempre più distanti, senza alcun filo che li leghi, se non quelli dello sfruttamento e della sopraffazione del secondo sul primo.
    Eppure, come non si stanca di ripetere Papa Francesco, siamo tutti sulla stessa barca e solo se remiamo assieme verso la direzione della reciproca comprensione possiamo cercare di raggiungere il porto di una nuova serenità. Ci riusciremo? E’ la speranza di chi crede ancora nella giustizia, nella pace, nell’uguaglianza, nel rispetto della natura, nell’amore per il prossimo. Altrimenti il mondo cadrà in una nuova barbara oscurità, costellato di morti e di macerie. Non praevalebunt!
    Marco Cianca

  2. Dr. Giuseppe Giannini

    Dice bene il professor Calderone, l’epidemia ha fatto venir fuori i peggiori istinti del genere umano, che si rispecchia tout court nell’uomo occidentale, votato al consumo e al narcisismo.Questa mutazione antropologica, così come accennata nel commento che precede, non è questione recente, ma ha le sue origini “nell’insidia della massificazione”, e si è inasprita negli ultimi decenni a causa dei media, che producono alienazione, omologazione e distacco dall’ambiente sociale.Insomma, ci mancava solo il covid!
    Quindi, alcune derive comportamentali sono dovute al fatto che, a causa della clausura forzata gli istinti vengono repressi, e contemporaneamente vi è una quotidiana violenza comunicativa da parte di tv e giornali di regime, cui si aggiungono le bufale della rete.
    E allora, pandemia e infodemia, ma soprattutto sindemia, perchè se non si tiene conto di quanto le decisioni politiche incidano sui contesti sociali e ambientali, determinandone le scelte personali, non si può capire la vera natura di questo e altri virus.
    E qui, chiamo in causa i veri responsabili: la classe politica e dirigente del mondo globalizzato.
    La corsa sfrenata all’accaparramento di ogni risorsa, lo sfruttamento della natura, gli allevamenti intensivi e la riduzione in schiavitù della forza lavoro, sono gli elementi caratteristici del capitalismo e della economia liberista, tanto ammirata dagli esecutori politici (da destra a sinistra) al servizio delle multinazionali e delle lobbies.
    Nel nostro paese abbiamo l’ennesimo governo funzionale a tali interessi (basta vedere i nomi della task force o il recovery plan), che in questi mesi ha commesso e continua a commettere errori ed orrori, senza una visione d’insieme ed interventi opportuni.
    Si continua a scaricare ogni responsabilità sui cittadini e poco o nulla di dice sui ritardi nella prevenzione (il piano pandemico ad esempio) e negli investimenti in sanità, scuola o trasporti, andando alla ricerca del capro espiatorio (l’aperitvo, le discoteche) e nascondendo le vere colpe di governo e amministratori.
    Così il trasporto urbano e sovraccarico, le grosse aziende (l’FCA, la logistica) continuano a fare il bello e cattivo tempo e noi non dormiamo più sonni tranquilli.

  3. Rocco

    Il Prof. Calderone ritrae con rara maestria e concisione la situazione delicata e tragica del momento attuale, dovuta al corona virus. Certo noi in Basilicata viviamo spesso in piccoli comuni e non in grandi citta’, dove l’incidenza del virus potrebbe/dovrebbe essere minore, ma l’accortezza e il buon senso non sono mai troppi. Ogni nostra azione in questo momento deve essere dettata dalla prudenza e anche dall’accorgimento che esistono anche gli altri, dice Domenico. Non solo noi abbiamo famiglia, ma anche gli altri. Grazie al servizio sanitario nazionale, tante volte vituperato da alcuni contabili politici di quattro soldi, ben sottolineato da Domenico, abbiamo retto meglio di altri paesi. Grazie anche ai nostri medici, ai nostri infermieri e a tutti i sanitari che senza parlare hanno ottemperato al loro dovere prima ancora morale oltre che deontologico. Dopo la sfuriata infettiva bisognerà considerarlo per quello che realmente vale. E poi condivido l’invito di non seguire il diverso bailamme sado-masochistico di una certa informazione che informa disinformando con paura e terrore o dice tutto e il contrario di tutto tenendo nell’incertezza più totale alla fine chi ascolta. E lasciamo anche perdere i beaux gestes dei terrappiattisti che negano, come don Ferrante, l’esistenza del morbo per poi magari morirne.Atteniamoci a chiare e poche regole come il distanziamento, le mascherine, il lavarsi continuo delle mani e del viso, igienizzare le mani di continuo. Ricordiamoci che la nostra vita è sacra come quella degli altri. E soprattutto non perdiamo la nostra umanita’!! Speriamo che alla fine di tutto possa nascere una nuova umanità, più prossima a chi soffre e a chi ha bisogno. Grazie caro Domenico per averci dato questo momento di alta riflessione. Rocco Stella

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