Porta Coeli Foundation, una missione di pubblica rilevanza. Arte e formazione nelle nobili stanze di Palazzo Rapolla a Venosa

Un modello di interconnessione culturale e di promozione dell’arte sul territorio

«Si dirà, dove strepita l’Ofanto violento, dove sui popoli rustici regnò Dauno, povero d’acqua, che, nato umile e diventato potente, per primo ho portato in Italia la lirica greca». Così scrive Orazio in chiusura della raccolta dei primi tre libri di Odi, in un carme divenuto di universale importanza, noto con il suo incipit «Exegi monumentum aere perennius», ossia «Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo». Orazio, figlio di un liberto, è consapevole che solo l’istruzione e la cultura saranno in grado di rendergli l’emancipazione che agogna, al punto che il contributo poetico che sarà in grado di offrire alla storia sarà incorruttibile dagli agenti atmosferici o dalla fuga del tempo più del bronzo. Le stesse quattro parole dell’incipit compaiono ai piedi della scultura che la città di Venosa, sua città natale, gli ha dedicato nell’omonima piazza centrale. Un monumento che da 120 anni celebra non solo un personaggio centrale nella storia universale della letteratura e il suo singolare percorso di vita, ma quell’atavica pulsione alla conservazione, del raccolto come delle conoscenze, che è connaturato anche al più umile dei cittadini lucani, per cui sempre lo studio è stato visto come unica opportunità di emancipazione. È proprio alle spalle di Orazio, a Venosa, che sorge la sede di Porta Coeli Foundation, un’organizzazione che da oltre dieci anni fa della conoscenza, della ricerca e dell’istruzione la propria missione, a partire da un’iniziativa di natura privata e senza scopi di lucro. Un’impresa che Aniello Ertico, fondatore e Presidente dell’Istituzione, conduce grazie alla fitta rete collaborativa di curatori, esperti di settore e docenti internazionali.

Nata con l’intenzione di mettere al centro del dibattito contemporaneo la promozione della cultura umanistica – con tutto il portato in termini di promozione dei valori di libertà, conoscenza, cooperazione che ciò comporta – dal 2010 Porta Coeli, nelle sue diverse configurazioni, organizza eventi d’arte come occasione per tessere relazioni e per far emergere conoscenza. L’attività espositiva ha infatti naturalmente generato le molteplici relazioni internazionali (con il Qatar, con l’Egitto, con il Libano, con l’Iran, con la Grecia, con l’Armenia ecc.) e quindi il Centro studi per il Mediterraneo, per fare di Venosa ancora una volta un crocevia importante, e per suggerire assi di influenza diversi per l’Europa e il Mediterraneo, dove la centralità geografica della Basilicata diventi anche testimone di una dimenticata interconnessione tra i popoli, che è radicata e di valore. Questa peculiare propensione al dialogo interculturale sulle sponde del Mediterraneo ha generato, nell’anno 2019, la prima edizione del premio biennale “Mediterranean Conteporary Art Prize” dedicato al tema del pensare mediterraneo, con la massiccia partecipazione di artisti da ogni angolo del pianeta. Il castello di Lagopesole, sede del premio, che nelle ambizioni universalistiche di Federico II era destinato a essere un centro di elezione per lo svago e la caccia, è diventato per alcuni giorni il centro di una comunità artistica con partecipazioni dagli Stati Uniti d’America, dal Brasile, dalle Mauritius, dall’Iran, dal Regno Unito o dalla Tunisia. Una comunità decisamente lontana dai formalismi in cui artisti di mezzo mondo hanno potuto girare la Basilicata, ascoltare storie locali, entrare in contatto con le mitologie e gli immaginari del posto, per poi disseminarli nei propri specifici percorsi artistici.

È di giugno 2020, invece, nel difficilissimo contesto della cultura mondiale azzerata dal Covid-19, l’inaugurazione di un nuovo percorso curatoriale volto a riconnettere il pubblico e il dibattito collettivo al portato dell’arte contemporanea, dentro e fuori dai confini regionali. Si chiama 404, programma per l’arte contemporanea di Porta Coeli Foundation, e, a partire dal tipico codice di errore per una pagina non trovata sul web, vuole rappresentare quel dialogo interrotto che da troppi anni sussiste tra ricerche artistiche e comuni consapevolezze, perché le riflessioni e le conquiste dell’arte entrino immediatamente a far parte del patrimonio di tutti. Prima tappa di 404 è stata l’antologica sul fotografo Mariano Silletti, dal titolo Postille su Demikhov che, in mostra fino a ottobre, ha già fatto registrare oltre mille visitatori.

L’esperienza accumulata nel settore artistico ed espositivo, con oltre 50 mostre all’attivo in Italia e all’estero, è stata ben presto affiancata dall’attività di formazione, non per espansione della missione ma per suo naturale completamento, naturale attuazione. Organismo riconosciuto dalla Regione Basilicata, la Porta Coeli Foundation costruisce percorsi di formazione sul management del turismo e dell’arte in cui confluiscono le migliori esperienze del territorio e d’Italia: un approfondita conoscenza del patrimonio culturale, un buon orientamento generale sulle grammatiche dell’arte e i fatti salienti della sua storia, e un innovativo approccio al management che fonde nozioni di economia e sviluppo delle attitudini personali in fatto di pubbliche relazioni. Lo scopo è lavorare sulla persona per costruire una seria consapevolezza della materia su cui operare, per poi liberare sul territorio una nuova generazione di operatori che sappiano orientarsi in un mondo globale sapendo stimare il valore di ciò che pertiene il proprio patrimonio e sapendolo comunicare e far conoscere prima di immaginare un suo sfruttamento.

Il solito ente di formazione? Evidentemente no. Piuttosto un percorso di costruzione di abilità e di potenzialità a partire dalle competenze degli individui, dalle risorse delle comunità, dal patrimonio dei territori, per allargare lo sguardo a orizzonti sempre più lontani.

Alle spalle di Orazio l’antico palazzo Rapolla della Porta Coeli Foundation reinterpreta in chiave immaginativa e progettuale uno di quei tanti spazi nobili che sempre più spesso divengono un problema invece che una risorsa per i nostri centri storici. La nobiltà della sua architettura classica e felice torna alla vita collettiva con un’attività che per longevità, forma giuridica e concretezza della proposta non ha molti paragoni sul territorio, divenendo in molte occasioni un riferimento e un motore per interi settori dell’interesse pubblico. Un palazzo le cui porte e le cui terrazze contraddicono però il consueto paradigma di opacità e chiusura, ponendosi invece come luoghi sempre aperti alla pubblica frequentazione e al pubblico servizio.

Una missione di pubblica rilevanza che, in quanto tale, meriterebbe ogni migliore attenzione istituzionale italiana, almeno al pari di quelle già riconosciute in più circostanze dalle autorità governative internazionali.

Francesca Lorenzino

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