Storie di amore, sangue e onore. Presentato a Bella “Lupare Rosa”, il libro di don Marcello Cozzi

Rosaria Lamorte, presidente dell’Associazione, con tutte le socie e i soci ha preparato la serata con cura. Locandine, inviti, la sala consiliare riscaldata e un rinfresco per i convenuti con le torte fatte in casa da donne che lavorano, curano la famiglia e la casa e si impegnano da anni nel sociale per offrire ai cittadini di Bella occasioni di crescita. Don Marcello Cozzi è il parroco della chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo di Potenza. Uomo, prima che prete, nato a Potenza, 54 anni fa, lotta in prima persona contro la mafia, le ingiustizie e il malaffare. Vicepresidente di “Libera”, come ha detto nel corso della serata, oggi “accompagna” i pentiti di mafia e ndrangheta nel difficile cammino verso una vita normale. “Lupare rosa” racconta le storie di Cetta, Angela, Tita, Annunziata, Rossella, donne che sono state uccise perchè hanno avuto il coraggio di ribellarsi a mariti e compagni mafiosi. E Luciana Roscigno, Angela Carlucci, Daiana Ferrone e Rosaria Lamorte, leggendo le pagine del libro di Don Marcello Cozzi, hanno dato loro voce, sangue, emozione e il numeroso e attento pubblico presente ha “sentito”, vissuto le loro lacrime, paure, angosce, coraggio. Don Marcello presenta il suo libro così :«In tutti questi anni la ’ndrangheta l’ho vista negli occhi spenti e rassegnati di chi subisce impotente le sue angherie senza la minima capacità di alzare la testa; l’ho incrociata nella vita ridotta a brandelli di chi invece quella testa l’ha alzata pur consapevole di aver ormai perso tutto, tranne la propria dignità; l’ho ascoltata nel racconto infinito di chi parlandoti del fratello, del padre, del figlio le cui vite innocenti sono state stroncate dalla bestia mafiosa, è come se in un certo senso ti volesse infondere quella rabbia, quel dolore e con essi quell’ansia inestinguibile di verità e di giustizia in virtù delle quali mai fermarsi o arrendersi. E l’ho toccata con mano, infine, nel tormento indicibile di chi a quel mondo è appartenuto, ne è stato servo e cortigiano, nel suo nome ha ucciso e sparso sangue, finché i morsi della coscienza non hanno iniziato a divorarlo gettandolo in un baratro senza fondo. Regole, onore, codici, sono state le parole con le quali più frequentemente mi sono confrontato; e se da un lato gli affari, i soldi e la sete di potere mi sembravano essere il motore di questa macchina infernale che da secoli divora questa tua terra meravigliosa, la Calabria — ma anche e sempre più il Paese intero –, dall’altro lato, storie di donne e di uomini che si prendono e si lasciano, mentre dappertutto nel mondo scivolano sui binari di una banale seppur triste normalità, qui dalle tue parti e laddove il codice mafioso regola la vita di tanta gente, mi sono sembrate da subito la cartina tornasole più genuina di cosa sia in fondo la ’ndrangheta. Nonostante la modernità, le evoluzioni, la globalizzazione: “immutabile”, come mi dicesti tu quel giorno». I presenti e il sindaco Sabato Leonardo sono intervenuti e hanno chiesto a Don Marcello se ha paura nel suo impegno di “accompagnatore”, se le donne che racconta si aggiungono, in qualche maniera, alle vittime di femminicidi, e sopratutto se crede che per il nostro sud ci sia speranza, futuro. Don Marcello ha risposto che “non ha soluzioni ma crede fortemente nella necessità di combattere la “cultura mafiosa” anche raccontando storie come queste”. “Abbiamo bisogno di una corresponsabilità riconquistata, di nuova, reciproca fiducia tra cittadini e istituzioni nella quotidianità. Le istituzioni, la Chiesa stessa, devono recuperare credibilità e parlare di più con la gente comune. E’ necessario offrire più opportunità sociali per vincere il disagio, la rassegnazione e dare speranza”. Dopo 75 intensi minuti Don Marcello ha firmato le copie del suo libro che molti dei presenti hanno voluto acquistare. E’ stato questo il momento in cui i futuri lettori hanno potuto parlare con l’autore, ringraziarlo e hanno cominciato a “vivere” con Cetta, Angela, Tita, Annunziata e Rossella, la straniera.

Mario Coviello

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