Quando “essere diversamente abili” non è solo un eufemismo: il caso del dott. Franco Berardi, di Ruoti

Il conseguimento di una laurea è sempre motivo d’orgoglio per uno studente universitario e per la sua famiglia. Lo è ancora di più se a laurearsi non è un “normodotato”, ma un diversamente abile (mai locuzione fu più appropriata) come Franco Berardi, nato a Ruoti (Pz) 24 anni fa ed affetto da tetraparesi spastica sin quasi dalla nascita. Siamo andati a trovarlo a casa sua, a Ruoti, dopo l’invito pervenutomi dalla dr.ssa Antonella Teora, ex mia alunna, attuale dirigente di FS Italia ed ex tutor del Berardi durante il suo primo anno accademico presso l’Università della Basilicata. Ci accolgono il padre Carlo, 52 anni, e la nonna Angela Santoro, 81 anni, che lo accudiscono h24. Costretto su una sedia a rotelle, Franco non si piange addosso e cerca di nascondere le sue sofferenze, che, immaginiamo, debbano essere veramente grandi, ineffabili. La nostra empatia è, di conseguenza, inevitabile verso questo giovane che ha sconfitto le avversità di un destino infame sublimando le sue inevitabili rinunce (qui una poesia di Angelo Calderone su “Le rinunce dell’handicappato”) nello studio, in gran parte da autodidatta, prima diplomandosi ragioniere e poi laureandosi (con ben 104/110) presso l’Università degli Studi di Salerno, corso di Laurea magistrale in “Consulenza professionale per l’impresa”, svolgendo una tesi, discussa il 25-10-2018, in “Ragioneria professionale” dal titolo “Le operazioni straordinarie nelle aziende innovative”, relatore il ch. mo prof. William Forte. Ma facciamo un passo indietro andando a ritroso, dove scopriamo che presso l’UNIBAS, il neodottore Franco Berardi, viaggiando tra Ruoti e Potenza, grazie alla sua forza di volontà e all’attento tutoraggio dell’allora studentessa Antonella Teora, ha superato tutti gli ostacoli materiali e immateriali del 1° anno accademico, passando quindi ai successivi sotto la guida di Salvatore Giannattasio, subentrato alla prima, trasferitasi a Roma, nel ruolo di tutor didattico. Grazie al sostegno di tale essenziale figura, il Berardi ha potuto conseguire la laurea triennale in “Management dell’innovazione tecnologica” con una tesi intitolata semplicemente “Industria 4.0”, relatore il ch.mo prof. Giovanni Schiuma, in cui, in solo 61 pagine, è riuscito a tratteggiare il nuovo modello produttivo teso ad ottimizzare i tempi di progettazione, realizzazione e controllo del processo produttivo, diminuendo il margine d’errore e, quindi, lo spreco di materie prime ed energia per realizzare i prodotti. Passando all’UNISA, il dr. Berardi, dove ha trovato, oltre al tutor, anche l’assistente personale (mancante nell’ateneo potentino), nella sua tesi finale richiamata in esordio, dopo aver ripetuto che 4.0 è sinonimo di 4^ rivoluzione industriale, che fa seguito alle tre precedenti ( introduzione della macchina a vapore, dell’elettricità, del sistema analogico), ed è nata in Germania, attraverso le 118 pagine ci conduce, come Virgilio con Dante, verso la disamina delle varie “rivoluzioni”, partendo da quella “digitale” (pag.7 ), dove leggiamo che: ”Per rivoluzione digitale si intende la vasta espansione che ha visto protagonisti i prodotti digitali e tutti i cambiamenti sociali, economici e politici che sono conseguiti con l’arrivo della digitalizzazione di grossa parte dei mezzi d’informazione”. A questo proposito si parla di “utilizzo dati, potenza di calcolo e connettività, big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine, cloud computing “(pag. 14). Si parla anche di “cobot” (robot collaborativi, pag. 15) ma la cosa che più ci fa pensare è il paragrafo “Le nuove tecnologie: l’impatto sui giovani” (pag. 21), dove  questo bravo ragazzo, impedito nei movimenti del corpo ma, fortunatamente, non anche della mente, ci offre “cinque consigli utili per migliorare il nostro rapporto con le nuove tecnologie: 1) Utilizzare sempre fonti d’informazione credibili (…) 2) Analizzare gli argomenti: navigando in Rete non devono mai prevalere i pregiudizi e le emozioni sull’analisi e sulla ragione (…) 3) Farsi sempre delle domande e darsi delle risposte: davanti a un qualsiasi contenuto on line (…) è sempre opportuno chiedersi: perché è stato scritto? (…) 4) Avere una mentalità aperta (…) 5) Cercare sempre delle alternative alla tecnologia: la Rete e tutti i media digitali non devono essere la nostra esclusiva fonte d’informazione ed evasione (…)” Poi, la tesi si addentra tra le tecnologie più importanti registrate nel 2018 (pag. 24), attraverso la descrizione delle varie applicazioni di nuova generazione.  Notevole ed inquietante ci sembra, invece, il paragrafo “Il lavoro del futuro” (pag. 29), dove alla domanda: come cambia il lavoro nell’industria 4.0? si risponde subito con un dato parametrato su 15 Paesi, tra cui l’Italia: “La Rivoluzione 4.0 porterà entro il 2020 alla perdita netta di 5,1 milioni di posti di lavoro. Un passaggio che si preannuncia delicato, potenzialmente traumatico, soprattutto se questa profonda trasformazione non verrà adeguatamente governata e accompagnata da politiche lungimiranti e coraggiose.” Particolare attenzione, il Berardi l’ha rivolta alla nascita delle 5000 start up create in Italia (pag. 37), parlando poi di: digital divide, banda larga,Wi-Fi, stampa 3D (nota anche come manifattura additiva). Il tesista, ovviamente, elogia la “fabbrica 4.0”, decantandone i pregi ed i vantaggi economici. Il cap. 2 (pag. 54) esamina le aziende innovative, cioè start up, illustrandone i requisiti di legge per la loro realizzazione, dal punto di vista giuridico e fiscale. Interessante il capitolo 2.4 “I diversi modelli societari” (pag. 63), dove vengono esaminate: Società per Azioni, Società in Accomandita Semplice etc. con le relative implicazioni patrimoniali. Il cap. 2.8 (pag. 88) tratta, invece, dei contratti di Rete nelle start up afferenti le PMI (piccole e medie imprese), che costituiscono la parte preponderante del tessuto produttivo italiano. La chiusura finale tratta delle PickMeApp (pag.92) “Soluzioni innovative di mobilità intelligente, flessibile e personalizzata per il trasporto urbano di cittadini, bambini, anziani e disabili”. Nonostante la complessità della materia, il dr.Franco Berardi, attraverso una “explanatio per argumenta exemplorum” è riuscito bene a rendere l’idea di ciò di cui trattasi. Ora c’è solo da sperare che questo ragazzo, che ci ha confidato di pesargli più l’insufficienza di infrastrutture che la sua disabilità, dopo tanti sacrifici, non divenga beneficiario di una … damnatio memoriae da parte delle istituzioni, già in più occasioni mostratesi scarsamente attente agli obblighi verso queste persone svantaggiate. Sic et simpliciter: diamogli una chance di lavoro! Strappiamolo all’otium post lauream!

Prof. Domenico Calderone

1 commento

  1. Dr. Giuseppe Giannini

    La recensione del Prof.Calderone mi ha commosso.Complimenti vivissimi al Dott. Berardi, per il brillante lavoro svolto, che affronta tematiche attuali e che ci interroga sul futuro del lavoro nella realtà digitale.
    Sono idealmente vicino al Dott. Berardi e alla sua famiglia per tutte le problematiche che quotidianamente sono costretti ad affrontare.
    Vorrei tanto che le istituzioni e i servizi sociali ritornino ad esercitare le funzioni che sono di loro competenza.
    A tal proposito è necessaria un’inversione di tendenza (visto che il governo attuale ha ridotto i fondi per la disabilità), che valorizzi le intelligenze, premi i più bisognosi e ponga fine alle barriere architettoniche.
    Gli ostacoli da superare sono innanzitutto di natura culturale: nel nostro paese vige ancora una mentalità paternalistica, un fatalismo indotto che porta all’immobilismo.
    La politica, in senso alto, dovrebbe farsi carico delle questioni sociali e garantire ai più deboli tutti quegli strumenti che, in qualche modo, possano alleviare le loro sofferenze.
    Per quanto riguarda gli argomenti affrontati nella tesi, molteplici sono le riflessioni da fare.
    Innanzitutto, vorrei sottolineare come le innovazioni e le ricerche nel cd. capitalismo delle piattaforme spesso servono solo a mascherare un’idea di modernità che riproduce prerogative consolidate e antiche gerarchie.
    E’ il caso ad esempio del biocognitivismo, l’estrazione della ricchezza non più quantificabile secondo i modelli del fordismo-taylorismo-toyotismo.
    Il valore di scambio e il plusvalore che ne deriva (in termini assoluti e relativi) non è più misurabile secondo i vecchi schemi dell’unità di prodotto o delle ore lavorate, così anche la famosa sharing economy finisce per ridistribuire verso l’alto le ricchezze prodotte.La tecnologia invece, dovrebbe migliorare la qualità del lavoro, distribuirlo e ridurlo sulla singola unità.Invece, stiamo assistendo ad un processo irreversibile, alla scomparsa di milioni di posti di lavoro e alla creazioni di nuove schiavitù.
    E allora, se manca una effettiva volontà politica, in grado di regolamentare l’economico, e incapace di distribuire tutte le ricchezze prodotte (anche quelle prive di riconoscimento giuridico), l’unica soluzione praticabile è quella di un reddito di base incondizionato (o di esistenza come lo chiamava A.Gorz) in grado di risarcire i cittadini di tutte le ricchezze materiali e immateriali prodotte e accaparrate dal capitalismo estrattivo.
    Complimenti ancora al Dott. Berardi e in bocca al lupo per tutto.
    E grazie, ancora una volta, al Prof.Calderone per la sua sensibilità e per averci fatto conoscere una personalità così eccelsa.

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