Nella scuola primaria di Muro Lucano con il Comitato Provinciale Unicef di Potenza a scuola di benessere

Ci si è preoccupati del benessere dei bambini per la prima volta nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia nel 1989 e l’Unicef difende la convenzione in 190 paesi nel mondo, aiutando i bambini poveri a nutrirsi, rimanere in salute, istruirsi. L’anno successivo è stata sottoscritta la Carta africana sui diritti e il benessere del bambino. Da ricordare anche la Charte du Bureau International Catholique de l’Enfance “Pour chaque enfant, un avenir” (Parigi 2007), nella quale si legge: “Il benessere psicologico del bambino è essenziale”. E’ anche per questo che, in qualità di presidente del Comitato Provinciale Unicef di Potenza, mercoledì 5 dicembre, dalle 9,00 alle 12,30, in tre incontri ho portato avanti la proposta educativa Scuola Amica Unicef “Non perdiamoci di vista” con 95 alunni della scuola primaria “Ada Negri” di Muro Lucano. Grazie alla dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Muro Lucano Rosaria Papalino e alla professoressa Nicoletta Suozzo, gli incontri si sono svolti in un clima accogliente e ricco di stimoli per me e mi auguro anche per gli alunni e le docenti. Cominciamo con i piccoli di prima e seconda. Sono 35 e il cerchio, nell’auditorium al secondo piano della scuola, è davvero molto grande. Per guardarci negli occhi e darci la mano abbiamo bisogno di molto spazio. Come mi capita in tutte le scuole, le femminucce e i maschi fanno a gara per sedersi vicino. Ognuno ha l’amico del cuore da non perdere “di vista”. Per questo mescolo le carte e alterno maschi e femmine. Mi raggiunge qualche sguardo di rimprovero, qualche mormorio di disapprovazione. Le insegnanti Carmela Ceccia, Rosa Scaringi, Angela Farenga, mie care amiche perchè sono stato il loro direttore didattico negli anni del terremoto che colpì la scuola di San Giuliano, si siedono con gli alunni. Ci prendiamo per mano e comincio presentandomi e raccontando della mia famiglia, di quello che mi piace e non mi piace. Solo qualcuno dei piccoli pronuncia timido la parola “passo”. Tutti con voce incerta dicono il loro nome, quello dei genitori, dei fratellini e delle sorelline e confessano che hanno paura del buio, della violenza, della prepotenza. Tocca poi a ciascuno mostrare la sua “scatola delle emozioni” e si presentano alla ribalta orsetti di peluche, un uomo ragno con il ciucciotto, qualche bambola e qualche libro. Con un sorriso raccontano l’affetto della mamma e del papà, delle nonne, il calore degli amici. I piccoli sono tanti. Si continuerà in classe a parlare, a confidarsi per svelare le proprie emozioni e migliorare nell’intelligenza emotiva. Una pausa per un bicchiere d’acqua ed entrano in campo i ventisei alunni delle due terze. Il cerchio con le insegnanti Anna Curatella, Pompea Pagliuca, Rosalba Ciaffone e Luciana Troiano, si stringe e abbiamo più tempo per raccontare chi ci fa le” coccole” e come ce le fa. E scopriamo che anche i papà trovano il tempo per sorridere, accarezzare, baciare.Anche le mamme, casalinghe indaffarate che rimproverano e sono esigenti, sanno cullare i loro piccoli che sono diventati “grandi”. Anche le maestre hanno figli grandi e nipotini tanti cari. E perchè allora non lasciare il cerchio e scambiarci abbracci liberatori che fanno bene al cuore? L’abbraccio scioglie la ritrosia, il disagio. Toccarsi, arrossire, provare emozione, fa bene e diverte. Il bambino possiede importanti risorse. Esse si rivelano se può dialogare, essere ascoltato con affetto e rispetto, essere difeso. Questa consapevolezza si dispiega magicamente nell’aria e spinge, mi auguro, a continuare in questa esperienza di crescita. Con i trentaquattro alunni della quarta e quinta e l’insegnante Concetta Bianchini, i cerchi diventano due, uno per ogni classe e due libri illustrati “Tucano” e “Rana” diventano i protagonisti. In cerchio, a terra, abbandonando le sedie, con dieci minuti a disposizione, il libro va letto e animato per l’altra classe. Ciascuno dei gruppi si deve organizzare: scegliere un portavoce, gli interpreti, la scena. E come sempre qualcuno viene messo da parte e ritorna alla sua sedia imbronciato, molti si affannano a vuoto e il leader riconosciuto prende le redini e coordina. E Rana e Tucano prendono vita. Sono “diversi” perchè Rana è rossa e Tucano ha il becco troppo giallo. Lasciano il nido caldo e genitori apprensivi e vanno alla scoperta del mondo. In un primo momento non saranno accettati, ma proprio la loro diversità si rivelerà una ricchezza grande che salverà tutti da un pericolo. E rana salta, tucano vola, gli amici si rotolano per terra e si ride soddisfatti. Affermare che “il bambino possiede in lui importanti risorse” può sembrare banale ma non è così soprattutto oggi che genitori, scuole o altri soggetti educativi si ritengono senza risorse dimenticando che la prima risorsa (che deriva dal verbo “risorgere”) è il bambino stesso. “Ogni bambino ci racconta nella sua maniera la bellezza e le ferite della vita e ci richiama così alla nostra responsabilità. La sua nascita rappresenta un’esperienza nuova per l’umanità che gli deve quello che ha di meglio”. Il riferimento alle risorse del bambino è un richiamo alla maieutica, all’autoeducazione, al processo identitario. Il bambino deve essere se stesso e deve essere aiutato ad essere se stesso. Stanco e soddisfatto ringrazio Nicoletta e Angela che mi hanno dato la possibilità di vivere questa esperienza esaltante. Consegno il manifesto de “l’Albero dei diritti” e il gioco della pigotta dell’Unicef e su una pennetta le schede della proposta educativa che abbiamo oggi “assaggiato”. Il lavoro deve continuare in ciascuna classe. Ci rivediamo a gennaio per continuare con i genitori e i bambini e così “Non perderci di vista”.

Mario Coviello

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