“Io sono il presidente”: ecco il nuovo romanzo dello scrittore potentino Pierfrancesco Mastroberti

“Io sono il presidente”, l’ultima opera dello scrittore potentino Pierfrancesco Mastroberti

Dopo “L’indiziato allo specchio” (Rusconi, 2012), e “Il terremoto particolare di Antonio M.2 (Meligrana 2016), entrambi con lo pseudonimo di Giovanni Monte esce il nuovo romanzo di Pierfrancesco Mastroberti “Io sono il Presidente” edito da Il Seme Bianco. Il Presidente di una grande compagnia informatica scopre un mattino di essersi trasformato in un addetto alle pulizie della sua stessa azienda. Chi è adesso il Presidente? Un malato di schizofrenia? È la vittima di un complotto? Inizia un tortuoso percorso di conoscenza, del sé, nel quale, il Presidente, dovrà scendere a patti con una nuova identità, fino allo svelamento del suo incubo. Attorno al Presidente, convinto di essere stato trapiantato da una forza oscura nel corpo e nella vita di un altro uomo – tale Giacomo Romano, addetto alle pulizie della sua compagnia informatica – si muovono pochi personaggi, che interagiscono con Giacomo, perché da sempre parte della sua vita – un dottore/confessore, una fidanzata, il fratello, la madre. È da subito evidente lo stridio tra la vita del Presidente e un’esistenza che lui avverte come estranea e dalla quale cerca una via di scampo. “Malfoi allargò le braccia come a chiedersi chi, tra i suoi sottoposti, avesse avuto l’ardire di organizzargli uno scherzo simile, chi potesse ritenersi investito della licenza di prendersi gioco del fondatore della Peach: la grandiosa lungimirante Pesca Sbucciata, come la chiamava il volgo e che vantava tentativi di imitazione in tutto il mondo, da quando aveva soppiantato la Mela Morsicata. Provò ancora una volta ad aprire la porta come faceva da quindici anni, ma il marchingegno gli restituiva sempre il solito «bip». «E allora? Che storia è mai questa?», gridò, facendo un passo indietro. «Qualcuno ha il coraggio di presentarsi all’entrata e spiegarmi cosa sta succedendo». Fece qualche passo laterale, ma le pareti a specchio oscuravano gli interni. «Signorina, è pregata vivamente di rifarsi viva. Signorina De Cataldo. Se questa porta si riaprirà entro dieci secondi potrei fingere che non sia successo niente e dimenticare questo episodio increscioso, in caso contrario…»”. Abbiamo a che fare con l’alienazione individuale e collettiva. Il buio che si cela nel cuore degli uomini e infetta i rapporti umani. I misteri del quotidiano, spesso deformati dalla lente del surreale, e ribaltati dall’ironia.

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