Avete pagato la Tari gonfiata? Ecco come capirlo e farsi rimborsare

Il caso della Tari gonfiata ha scatenato un moto di indignazione da parte di milioni di contribuenti, timorosi di essere ‘vittime’ di errori di calcolo da parte del proprio Comune. La palla passa ora agli enti locali che dovranno valutare il da farsi, se tenere conto della tesi ministeriale e rimborsare, oppure no. Ma come facciamo a scoprire se le inesattezze riguardano anche noi? Ecco come muoversi, passo dopo passo. Cosa controllare. “La prima cosa da fare è guardare con attenzione la ‘bolletta’ con cui il Comune ci richiede il pagamento della Tari e soffermarci sul dettaglio delle somme da versare. Qui l’ente specifica – con tanto di dati catastali – la superficie tassata” chiarisce a Repubblica Economia Giuseppe L’Abbate, deputato che ha acceso i riflettori sulla vicenda con un’interrogazione parlamentare. “In corrispondenza della casa e di ciascuna pertinenza (garage, posto auto scoperto, cantina e così via) l’avviso di pagamento riporterà le voci ‘quota fissa’ e ‘quota variabile’. La quota fissa comparirà, con il relativo importo, con riferimento alla casa e a ogni pertinenza. La quota variabile, invece, dovrebbe riportare un valore apprezzabile in corrispondenza del solo appartamento, e la cifra 0 in relazione alla pertinenze. Se per il garage, ad esempio, compare un valore superiore, è quella la cifra che abbiamo versato in più e di cui possiamo richiedere il rimborso entro cinque anni dal versamento”. A scanso di equivoci, verifichiamo tutti gli avvisi Tari ricevuti, dal 2014 in poi. Rilevare le inesattezze potrebbe non essere semplice. “Purtroppo le cartelle di pagamento dei vari Comuni hanno una veste grafica diversa tra loro e spesso sono poco trasparenti” chiosa Francesco Luongo, presidente del Movimento difesa del cittadino, che il 20 ottobre scorso ha lanciato la campagna ‘Sos Tari’ per assistere i contribuenti nella richiesta di rimborso. “Dopo aver esaminato il proprio avviso di pagamento, può essere anche utile consultare il regolamento che disciplina la Tari (DPR n. 158/99), oltre alla delibera annuale che fissa la tariffa nel proprio Comune. L’istanza di rimborso.  Per la richiesta d’indennizzo possiamo agire da soli, inoltrando una richiesta scritta in duplice copia al Comune o al soggetto terzo che si è occupato di riscuotere la Tari (concessionario del servizio). L’istanza va inviata con raccomandata A/R o PEC, citando gli estremi dell’interrogazione parlamentare n. 5-10764 del 18 ottobre 2017, e allegando gli avvisi di pagamento della Tari contestata.  Abbiamo cinque anni di tempo dal momento del versamento della tassa per chiedere il rimborso (secondo la legge 296/2006, la Finanziaria del 2007), possiamo anche farci aiutare da un’associazione dei consumatori.Il Comune dovrebbe rimborsarci entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza. Se l’ente non risponde è possibile presentare ricorso nei 60 giorni successivi alla Commissione Tributaria Provinciale.

Fonte: Repubblica

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