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Picerno, polemica su intitolazione Anfiteatro a Peppino Impastato. Intervengono don Armando Zappolini e Insieme Onlus

Sabato 26 agosto il Comune di Picerno ha organizzato una cerimonia per l’intitolazione dell’Anfiteatro Comunale e Peppino Impastato, giornalista e attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978. L’intitolazione ha però innescato alcune polemiche. Alcuni, infatti, hanno criticato la scelta di intitolare l’anfiteatro ad Impastato. Per questo melandronews.it, dopo aver dato spazio ad altri interventi sulla Pagina Facebook, ospita l’intervento dell’Associazione “Insieme” Onlus e di don Armando Zeppolini, presidente del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza”.

ASSOCIAZIONE “INSIEME” ONLUS – L’associazione Insieme urla “#iostoconpeppinoimpastato”. Il 26 agosto 2017 l’anfiteatro comunale di Picerno è stato intitolato a Peppino Impastato, a conclusione di un percorso strutturato nelle scuole e in seguito a incontri con Giovanni Impastato e viaggi a Cinisi. Da qualche ora gira un comunicato stampa in cui si polemizza sulla scelta “di intitolare opere pubbliche ad estremisti di sinistra” a firma del circolo Il Picchio di Picerno. “Siamo profondamente amareggiati per la polemica” afferma la dott.ssa Bencivenga, presidente di Associazione Insieme onlus di Potenza e referente de “La casa dei diritti” di Picerno. “Abbiamo il diritto e il dovere come associazione e come cittadini sociali di esprimere il nostro dissenso versola mancanza di rispetto alla figura di Peppino Impastato, che fu certamente un militante di sinistra, ma anche giornalista, e soprattutto fu la giovane e brillante mente che osò in maniera ironica denunciare loschi affari mafiosi, soprattutto ad opera di suo zio, il boss Badalamenti, mandante del suo omicidio nel maggio del 1978. “La mafia è una montagna di merda!” urlava Peppino alla sua radio Aut e nelle strade della sua martoriata Sicilia. Ma forti risuonano anche le sua parole “La mafia uccide. Il silenzio pure.” E su questa polemica come associazione alziamo la voce contro l’ignoranza culturale e sociale, che partendo da dissapori di un piccolo territorio di provincia arriva a scalfire la figura di Peppino Impastato”. L’intitolazione a Peppino Impastato dell’anfiteatro di Picerno è di certo non la prima (in ogni luogo di Italia ritroviamo strade, biblioteche, giardini pubblici e centri di aggregazione che portano il nome di Impastato), e di sicuro non l’ultima: tali azioni vanno a rafforzare la memoria e la scintilla di giustizia e cultura di chi ha fatto della lotta alla mafia e all’illecito la propria ragione di vita e di morte: Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, don Puglisi, ecc. Abbiamo il dovere di dare voce a una memoria e di trasformarla in impegno e trasmettere ai giovani il senso di una legalità da costruire a partire dalle nostre scelte quotidiane. Ancora una volta, dove c’è un vuoto di cultura, l’ignoranza colpisce con parole dure come

DON ARMANDO ZAPPOLINI (CNCA) – “E’ incredibile che, a Picerno, in provincia di Potenza, ci sia qualcuno che contesta l’intitolazione a Peppino Impastato dell’anfiteatro comunale”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ”Più di ogni cosa, colpisce la ragione addotta: Peppino era un ‘estremista di sinistra’, quindi un personaggio di parte, la cui memoria finirebbe addirittura per favorire la giunta in carica. Pensavamo che, chiusi i processi e riconosciute le vere responsabilità della sua uccisione, le polemiche intorno al suo nome potessero scomparire per sempre.” L’intitolazione dell’anfiteatro a Impastato è avvenuta sabato 26 agosto, in occasione della celebrazione annuale dedicata al ricordo dei moti rivoluzionari del 1799. Le polemiche per questo atto deciso dalla giunta comunale sono venute, in primo luogo, da una associazione di destra e sono state poi rilanciate da un esponente regionale di Forza Italia. “Peppino Impastato”, conclude don Zappolini, “si è opposto alla mafia con un coraggio che ha pochi eguali. Al di là delle sue idee politiche, che si possono condividere o meno, la ragione per cui – in tante città e paesi d’Italia – gli sono stati dedicati luoghi di ogni genere sta in questo impegno portato fino all’estremo, fin dentro la sua stessa casa, in un momento in cui anche solo pronunciare il nome ‘mafia’ era quasi un tabù. Una questione che riguarda ancora oggi il nostro paese tutto intero, come ormai nessuno può più negare. Per questo appoggiamo l’Associazione Insieme onlus di Potenza che ha lanciato l’hashtag #iostoconpeppinoimpastato.

 

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