“Truffa e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”: assolti 17 cittadini di Vietri dal Tribunale di Potenza

VIETRI DI POTENZA – Tutto ha avuto inizio dieci anni fa, nel 2001, con una denuncia a firma di un tale Carlo Rossi  (rivelatosi poi inesistente) indirizzata alla Procura di Potenza, nei confronti di Giuseppe D’Alessandro e Carmine Pitta, cittadini vietresi che richiedevano contributi per la riparazione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici del 5 maggio 1990 e del 25 maggio 1991. Secondo il “fantomatico” sig. Rossi, firmatario dell’esposto a “firma apocrifa”, i cittadini prima citati, non avevano diritto a ricevere i contributi in seguito agli eventi sismici (ex legge n.226 del 99 e legge regionale n.50 del 2000), perché le loro abitazioni non avevano subito danni strutturali. Da quel momento la Procura di Potenza ha voluto vederci chiaro. E, nel 2001, ha iscritto nel registro degli indagati ben 17 persone di Vietri di Potenza, tra semplici cittadini che avevano fatto richiesta di contributo, e di tecnici ed ingegneri che avevano redatto le perizie e sopralluoghi. Per tutti loro le accuse erano riconducibili agli articoli 483 e 640 del codice penale, vale a dire “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico” e “truffa”.  L’accusa, dopo la conclusione delle parti, aveva chiesto la condanna a sei mesi e tre giorni per i committenti delle singole perizie, sette mesi di reclusione per gli ingegneri  e tecnici coinvolti (sette mesi per ogni perizia). Alla fine, dopo dieci anni di udienze, interrogatori ed indagini, si è espresso il giudice Giovanni Conte presso il Tribunale di Potenza. Tutti gli imputai sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”. Per gli imputati venivano contestati, nello specifico, i seguenti fatti: compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco ad indurre in errore il Comune di Vietri di Potenza al fine dell’ottenimento dei contributi per la riparazione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici del 90’ e 91’, affermando falsamente l’esistenza di danni strutturali dipendenti dagli eventi sismici, redazione di schede tecniche relative agli immobili danneggiati dove si attestava falsamente che l’immobile aveva subito danni e provocazione di ingiusto profitto a favore di alcuni cittadini. Il Pubblico Ministero, nelle richieste, non ha proceduto nei confronti di due degli imputati, un uomo ed una donna, perché deceduti (Cecere V. e Magnani E.). Durante i dieci anni ci sono state dettagliate indagini della Procura della Repubblica di Potenza, tese ad accertare eventuali reati. A seguito della denuncia a firma del sig. Rossi, la Procura ha sentito l’ing. Gerardo Lariccia, all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Quest’ultimo aveva redatto, come si legge nella sentenza, “una dettagliata relazione ed allegato documentazione a corredo della stessa”.

(Nelle foto alcuni estratti della sentenza del Tribunale di Potenza: la prima a sinistra riguarda i reati contestati, la foto al centro invece riguarda le richieste del Pubblico Ministero e a destra la sentenza di assoluzione del Giudice Dott. Conte)

Le indagini sono continuate con i sopralluoghi dei Carabinieri presso gli immobili indicati nelle richieste di contributo. Dopo diverse udienze, il giudice sottolinea che “in alcuni punti e per talune pratiche veniva ritrovato riscontro rispetto a quanto rilevato dai tecnici, mentre in altri no”. Tutti i rilievi sono stati svolti non attraverso una controperizia dettagliata, ma attraverso un semplice esame “a vista”. Lo stesso Lariccia, secondo il giudice, “avrebbe fatto un indagine sugli immobili in maniera superficiale  ed intempestiva, e per così dire “a vista”, senza l’ausilio di nessun mezzo tecnico o attraverso scavi e sondaggi (senza nemmeno l’uso di una scala)”, insomma per il giudice che ha pronunciato la sentenza  è stata fatta un’indagine sbagliata, superficiale. Come si legge nella sentenza di venti pagine, che continua: “a questo punto viene da chiedersi dove fosse l’ufficio tecnico comunale e gli organi di vigilanza sul territorio mentre venivano perpetrati tutti questi abusi edilizi, dove fossero stati commessi”.  Una relazione tecnica redatta invece dall’ing. Viggiani, per conto del tecnico Ing. Pitta, confermava che le schede tecniche redatte da quest’ultimo  corrispondevano fedelmente “allo stato di fatto ed alla situazione degli immobili visionati”. Insomma, alla luce degli accertamenti compiuti, per il giudice non è consentito pervenire ad  un giudizio di colpevolezza, poiché non sufficiente provate. Tecnici (quattro tra gli imputati) e cittadini che nel corso di questi dieci anni hanno subito dei danni personali, morali e materiali notevoli. Per loro, tutti e diciassette, assoluzione perché il “fatto non sussiste”. E pensare che i contributi richiesti, a distanza di oltre dieci anni, non sono mai stati elargiti.  

 

TUTTI I NOMI DEGLI IMPUTATI ASSOLTI CON LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI POTENZA

  1. Giuseppe D’ALESSANDRO
  2. Carmine PITTA
  3. Vincenza CECERE (deceduta)
  4. Francesco CAGGIANESE
  5. Giovanni BOVINO
  6. Giuseppina GORGA
  7. Gerardo PITTA
  8. Carmela PASCARETTA
  9. Serafino D’ANDRAIA
  10. Rocco PASCARETTA
  11. Ettore MAGNANI (deceduto)
  12. Nicola CAGGIANESE
  13. Anna SPREMOLLA (residente ad Ascoli Piceno)
  14. Rosa PAPARIELLO
  15. Giuseppe POTENZA
  16. Giovanni MONTONE
  17. Luigi GRIECO

Claudio Buono “Il Quotidiano della Basilicata” del 07/12/2011

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